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Graphic
Design Today
1990
Il poster
rappresenta una figura anonima che osserva un foglio bianco di carta
arricciata, e si interseca con il piano della figura. Lo spettatore è costretto
a identificarsi con la figura anonima per contemplare sé stesso e ciò che la
figura sta presumibilmente contemplando. Solo in un secondo momento il poster
rivela la sua funzione comunicativa e pubblicitaria.
Forse il
concept dietro questa idea di contemplazione della stampa può essere meglio
compreso in un contesto storico – i primi anni ’90 – in cui ci fu l’avvento del
desktop publishing e degli strumenti digitali. Questa rivoluzione in atto
sicuramente pesò molto su un designer che proveniva dal mondo dell’analogico.
World Graphic Design Conference Nagoya
2003
ispirarono la
“composizione meccanismo” che ha creato il movimento e l’interesse per questo
poster.
Le figure, disposte in circolo, sono una metafora visiva per la missione dichiarata della World Graphic Design Conference: definire la qualità dell’informazione attraverso chiarezza, creatività e humor e portare questo messaggio alla comunità internazionale di design. Il kanji sul viso dei personaggi è il simbolo che sta per “risata”.

Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo
7. I lavori commerciali di Fukuda
8. L'inventiva di Fukuda
“L’inventiva di Fukuda, l’uso
dell’illusione ottiva e di soluzioni grafiche non convenzionali sono rimasti
essenzialmente invariati nel corso dei suoi 50 anni di carriera come designer
freelance – un fatto che può solo aumentare il valore di ciascuno dei suoi
lavori, sia se considerati individualmente, sia collettivamente”
Catherine Bürer, storica dell’arte specializzata in
poster giapponesi.
Shigeo Fukuda Exhibition
Keio Department Store
1975
In questo
poster, delle gambe di uomo e di donna emergono da una massa bianca e nera,
dissolvendosi impercettibilmente in un semplice schema ripetuto. Questa
immagine impossibile provoca la risposta emotiva tanto cercata da Fukuda. Sono
presenti gli stilemi tipici della scuola svizzera: economia della linea,
delineazione chiara delle forme, stile pragmatico. Eppure il messaggio
promozionale è presentato in modo modesto, senza essere urlato.

Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo
7. I lavori commerciali di Fukuda

Fukuda impiegò il suo talento anche nella
creazione di progetti commerciali. Nel 1976 ridisegnò le aree dedicate alla
vendita del Seibu Department Store di
Tokyo. Fukuda utilizzò portafogli giganti per delimitare le aree dedicate
al riposo dallo shopping. Le ali principali del dipartimento erano collegate da
colossali mosaici di Lincoln e Beethoven. Sul tetto del giardino della birra
fece installare 80 pecore modello che saltellavano con un sottofondo musicale
country e western.
Fukuda stupì
il mondo del design nella realizzazione dell’UCC Coffee Pavilion di Tokyo. Tutto, in questa struttura, ruota
attorno al caffè, dal logo alle installazioni.
In aggiunta
ai poster, Fukuda creò anche delle sculture beffarde. Per la showroom di
un’azienda di caffé a Tokyo, realizzò una scultura multimediale del Monte Fuji
realizzata con centinaia di lattine di caffè, con manichini multicolori che
reggevano tazze fumanti o sacchetti ricolmi di chicchi.
Sebbene fosse profondamente convinto della responsabilità del design nel comunicare con chiarezza, Fukuda sapeva anche essere molto elusivo. Il designer americano Seymour Chwast scrisse a tal proposito in una monografia a lui dedicata: “Non è un comunicatore che si conforma al principio dell’accessibilità. Con poche eccezioni, il suo intento è di mistificare”.
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo

La
comunicazione giapponese è di solito considerata più emotiva che razionale, al
contrario di quanto generalmente avviene in occidente. Fukuda, grazie a questa emozionalità, riusciva a creare uno stile
universalmente riconoscibile in grado di superare barriere linguistiche e
culturali.
Tradizionalmente,
i designer giapponesi cercavano le soluzioni più innovative ispirandosi
all’Occidente. Fukuda invertì la tendenza.
Fukuda era
alla ricerca continua di uno stile di graphic design in grado di raggiungere il
maggior numero di persone possibile. Poiché doveva raggiungere un pubblico di
paesi differenti, con linguaggi e costumi diversi, sviluppò un modo di
comunicare visivo, basato sullo humour e sulla sintesi grafica. Fukuda si
lamentava del fatto che il progresso tecnico ci avesse reso miopi e incapaci di
vedere queste idee positive; la missione culturale del ventunesimo secolo, come
dichiarò, era di condurre una vita felice e riempire le giornate di allegria.
Shigeo Fukuda
fu anche impegnato nell’educazione. Tenne diversi seminari e presenziò a
diverse commissioni di design, fu inoltre Visiting
Professor of Design presso l’Università di Yale. Il suo metodo consisteva
nell’insegnare arte e disegno in modo divertente e rilassato. Fukuda credeva
che un percorso di studi obbligatorio e rigido potesse impedire agli studenti
di sviluppare un senso estetico personale, che invece avrebbe dovuto scaturire
liberamente.
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design

Fukuda fu un burlone per tutta la sua vita.
Per raggiungere la porta della sua casa, nei sobborghi di Tokyo, i visitatori
dovevano percorrere un passaggio che conduceva a una porta piuttosto lontana.
In realtà, si trattava di una porta alta poco più di un metro, che un’illusione
ottica faceva sembrare lontana. La vera porta era di dimensioni normali,
nascosta dietro la finta porta, dipinta con lo stesso colore della parete.
La casa di
Fukuda era piena di sculture e gadget che evidenziavano quanto il gioco visivo
facesse parte della sua personalità. Nel suo prato vi era un uovo fritto di
plastica, insieme a sculture di cani bulldog di dimensioni ingannevoli.
Fukuda spesso
usava lo humor, specialmente in lavori che ricordavano l’illusionismo pittorico
di M.C.Escher. Molti dei suoi design
più conosciuti sono provocazioni visive che evocano una doppia lettura.
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista

Fukuda si
ispirava a Takashi Kono, uno dei padri del graphic design giapponese. Fu
profondamente influenzato dalla creatività e dal carattere provocatorio dei
suoi poster. Fukuda, durante gli anni ’60, si interessò alle illusioni ottiche
e alla magia visiva. Curò per alcune pubblicazioni delle bizzarre rubriche su
questo tema, come “hai visto il dragone?” per il quotidiano Asahi Newspaper
e “Visual circus” per Idea Magazine.
Sempre su
Idea Magazine, Fukuda raccontò la sua filosofia, che mirava a stupire e a
incantare il pubblico: “Credo che nel design siano necessari il 30 percento
dignità, il 20 percento bellezza e il 50% di assurdità”.
Fukuda non amava le soluzioni convenzionali rivolte a un pubblico generalista. Piuttosto, mirava a scardinare le loro certezze intrappolandoli in un’illusione visiva.
Parti precedenti:
La Landor Associates negli anni crebbe fino ad avere uno staff
internazionale di oltre 500 persone, con un fatturato di decine di milioni di
dollari.
Landor realizzò i loghi per
marchi come Coca-Cola, General Electric, Shell, British Airways, Dole, General
Motors.
Anche dopo il ritiro di Landor, alla fine degli anni ’80,
l’azienda continuò ad attrarre alcuni delle più grandi aziende nel mondo. Nel
1989 la Landor fu acquistata dalla Young & Rubicam.
Comunque, anche dopo la
pensione, Landor continuò ad avere un ruolo attivo nell’azienda, visitando
regolarmente il quartier generale di San Francisco e viaggiando tra le sedi
sparse per il mondo per restare in contatto con i clienti, i progetti e i
vecchi amici.
Walter Landor è scomparso nel 1995. Una mostra permanente dei suoi lavori di design e packaging è allestita presso il Museo Nazionale di Storia Americana di Washington.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
12. La crescita della Landor
13. La filosofia di Walter Landor
Walter Landor credeva in un design supportato dal punto di vista del consumatore.
Affermava infatti che “i
prodotti sono realizzati in fabbrica, ma i marchi sono creati nella mente”.
Numerosi prodotti disegnati
da Landor furono indissolubilmente legati allo stile di vita degli americani:
Kellogg’s corn flakes a colazione, vino Gallo a pranzo e sigarette Benson &
Hedges dopo cena.
Landor si sforzò nel dare
una personalità unica a ciascuno dei prodotti dei clienti. Rifuggiva i clichè e
cercava sempre soluzioni originali.
Per essere davvero
orientata, una soluzione di design doveva soddisfare più dei bisogni
comunemente accettati: protezione del prodotto, impatto sullo scaffale,
memorabilità, forte comunicazione di prodotto e brand.
Ogni problema di design
poteva essere ricondotto a un problema di comunicazione. È assai facile, per un
designer, trovare una soluzione personalmente soddisfacente dal punto di vista
estetico ed emozionale.
La responsabilità del
designer – e anche il compito più difficile - è creare una soluzione grafica
ineccepibile dal punto di vista estetico, ma che sappia anche comunicare a un
pubblico di massa.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
12. La crescita della Landor
Nel 1968 Landor disegnò
l’identità visiva della Levi’s: il celebre logo rosso si ispirava alla cucitura
sulla tasca posteriore dei jeans.
Nel 1969 disegnò il logo
della Alitalia, prima compagnia aerea internazionale tra i clienti di Landor.
Negli anni successivi la sua
azienda crebbe costantemente, aprendo filiali a Tokyo (1972), Città del Messico
(1973), New York (1976), Londra (1984), Hong Kong (1986). Nel 1994 l’importante
progetto di immagine visiva per FedEx.
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1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
Dal 1964 Landor trasferì i
suoi uffici a bordo del Klamath.
Il Klamath era un ferryboat della baia di San Francisco varato nel
1924, che Walter Landor acquistò a un’asta fallimentare per 12.000 dollari.
Landor fece restaurare l’imbarcazione. il ferryboat di
Landor amava far incontrare
artisti, performer e tycoon della finanza a bordo del suo quartier generale
galleggiante. Questa bizzarra sede, vivace e stimolante per la creatività, fu,
dal 1964 al 1978, la meta preferita di celebrità, autorità e clienti della
Landor.
Il Klamath fu anche sede di
feste, eventi e movimentati party. Tra gli ospiti anche il filosofo Marshall McLuhan, lo scrittore Tom Wolfe, l’artista Andy Warhol. Nel 1979, Walter Landor
ospitò il cast del film “Petulia”, che stava girando nella Bay Area. Tra gli
ospiti parteciparono anche l’attore premio Oscar George C. Scott e il complesso musicale rock psichedelico dei Grateful Dead.
La scelta di trasferirsi sul
Klamath fece guadagnare una grande fama di creatività e innovazione alla
Landor.
Ad oggi, il ferryboat è il
simbolo distintivo dell’agenzia Landor.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.