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Shigeo Fukuda (parte 9/10)

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Graphic Design Today

1990

Il poster rappresenta una figura anonima che osserva un foglio bianco di carta arricciata, e si interseca con il piano della figura. Lo spettatore è costretto a identificarsi con la figura anonima per contemplare sé stesso e ciò che la figura sta presumibilmente contemplando. Solo in un secondo momento il poster rivela la sua funzione comunicativa e pubblicitaria.

Forse il concept dietro questa idea di contemplazione della stampa può essere meglio compreso in un contesto storico – i primi anni ’90 – in cui ci fu l’avvento del desktop publishing e degli strumenti digitali. Questa rivoluzione in atto sicuramente pesò molto su un designer che proveniva dal mondo dell’analogico.

 

 

World Graphic Design Conference Nagoya

2003

 Fukuda rende omaggio all’incisore di ukiyo-e Yoshifuji, le cui 1861 incisioni “Facce di cinque persone fatte in modo da sembrare dieci” sono alla base del concept di questo poster.

ispirarono la “composizione meccanismo” che ha creato il movimento e l’interesse per questo poster.

Le figure, disposte in circolo, sono una metafora visiva per la missione dichiarata della World Graphic Design Conference: definire la qualità dell’informazione attraverso chiarezza, creatività e humor e portare questo messaggio alla comunità internazionale di design. Il kanji sul viso dei personaggi è il simbolo che sta per “risata”.

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Parti precedenti:

1. Gioco e design in Shigeo Fukuda
2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo
7. I lavori commerciali di Fukuda
8. L'inventiva di Fukuda




Shigeo Fukuda (parte 8/10)

“L’inventiva di Fukuda, l’uso dell’illusione ottiva e di soluzioni grafiche non convenzionali sono rimasti essenzialmente invariati nel corso dei suoi 50 anni di carriera come designer freelance – un fatto che può solo aumentare il valore di ciascuno dei suoi lavori, sia se considerati individualmente, sia collettivamente”

Catherine Bürer, storica dell’arte specializzata in poster giapponesi.

 

 

Shigeo Fukuda Exhibition

Keio Department Store

1975

In questo poster, delle gambe di uomo e di donna emergono da una massa bianca e nera, dissolvendosi impercettibilmente in un semplice schema ripetuto. Questa immagine impossibile provoca la risposta emotiva tanto cercata da Fukuda. Sono presenti gli stilemi tipici della scuola svizzera: economia della linea, delineazione chiara delle forme, stile pragmatico. Eppure il messaggio promozionale è presentato in modo modesto, senza essere urlato.


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Parti precedenti:

1. Gioco e design in Shigeo Fukuda
2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo
7. I lavori commerciali di Fukuda



Shigeo Fukuda (parte 7/10)
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Fukuda impiegò il suo talento anche nella creazione di progetti commerciali. Nel 1976 ridisegnò le aree dedicate alla vendita del Seibu Department Store di Tokyo. Fukuda utilizzò portafogli giganti per delimitare le aree dedicate al riposo dallo shopping. Le ali principali del dipartimento erano collegate da colossali mosaici di Lincoln e Beethoven. Sul tetto del giardino della birra fece installare 80 pecore modello che saltellavano con un sottofondo musicale country e western.

 

Fukuda stupì il mondo del design nella realizzazione dell’UCC Coffee Pavilion di Tokyo. Tutto, in questa struttura, ruota attorno al caffè, dal logo alle installazioni.

 

In aggiunta ai poster, Fukuda creò anche delle sculture beffarde. Per la showroom di un’azienda di caffé a Tokyo, realizzò una scultura multimediale del Monte Fuji realizzata con centinaia di lattine di caffè, con manichini multicolori che reggevano tazze fumanti o sacchetti ricolmi di chicchi.

 

Sebbene fosse profondamente convinto della responsabilità del design nel comunicare con chiarezza, Fukuda sapeva anche essere molto elusivo. Il designer americano Seymour Chwast scrisse a tal proposito in una monografia a lui dedicata: “Non è un comunicatore che si conforma al principio dell’accessibilità. Con poche eccezioni, il suo intento è di mistificare”.



Parti precedenti:

1. Gioco e design in Shigeo Fukuda
2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo



Shigeo Fukuda (parte 6/10)

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La comunicazione giapponese è di solito considerata più emotiva che razionale, al contrario di quanto generalmente avviene in occidente. Fukuda, grazie a questa emozionalità, riusciva a creare uno stile universalmente riconoscibile in grado di superare barriere linguistiche e culturali.

Tradizionalmente, i designer giapponesi cercavano le soluzioni più innovative ispirandosi all’Occidente. Fukuda invertì la tendenza.

 

Fukuda era alla ricerca continua di uno stile di graphic design in grado di raggiungere il maggior numero di persone possibile. Poiché doveva raggiungere un pubblico di paesi differenti, con linguaggi e costumi diversi, sviluppò un modo di comunicare visivo, basato sullo humour e sulla sintesi grafica. Fukuda si lamentava del fatto che il progresso tecnico ci avesse reso miopi e incapaci di vedere queste idee positive; la missione culturale del ventunesimo secolo, come dichiarò, era di condurre una vita felice e riempire le giornate di allegria.

 

Shigeo Fukuda fu anche impegnato nell’educazione. Tenne diversi seminari e presenziò a diverse commissioni di design, fu inoltre Visiting Professor of Design presso l’Università di Yale. Il suo metodo consisteva nell’insegnare arte e disegno in modo divertente e rilassato. Fukuda credeva che un percorso di studi obbligatorio e rigido potesse impedire agli studenti di sviluppare un senso estetico personale, che invece avrebbe dovuto scaturire liberamente.


Parti precedenti:

1. Gioco e design in Shigeo Fukuda
2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design



Humour & design

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Shigeo Fukuda (parte 5/10)

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Fukuda fu un burlone per tutta la sua vita. Per raggiungere la porta della sua casa, nei sobborghi di Tokyo, i visitatori dovevano percorrere un passaggio che conduceva a una porta piuttosto lontana. In realtà, si trattava di una porta alta poco più di un metro, che un’illusione ottica faceva sembrare lontana. La vera porta era di dimensioni normali, nascosta dietro la finta porta, dipinta con lo stesso colore della parete.

 

La casa di Fukuda era piena di sculture e gadget che evidenziavano quanto il gioco visivo facesse parte della sua personalità. Nel suo prato vi era un uovo fritto di plastica, insieme a sculture di cani bulldog di dimensioni ingannevoli.

Fukuda spesso usava lo humor, specialmente in lavori che ricordavano l’illusionismo pittorico di M.C.Escher. Molti dei suoi design più conosciuti sono provocazioni visive che evocano una doppia lettura.


Parti precedenti:

1. Gioco e design in Shigeo Fukuda
2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista




Shigeo Fukuda (parte 2/10)

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Fukuda si ispirava a Takashi Kono, uno dei padri del graphic design giapponese. Fu profondamente influenzato dalla creatività e dal carattere provocatorio dei suoi poster. Fukuda, durante gli anni ’60, si interessò alle illusioni ottiche e alla magia visiva. Curò per alcune pubblicazioni delle bizzarre rubriche su questo tema, come “hai visto il dragone?” per il quotidiano Asahi Newspaper e  “Visual circus” per Idea Magazine.


Sempre su Idea Magazine, Fukuda raccontò la sua filosofia, che mirava a stupire e a incantare il pubblico: “Credo che nel design siano necessari il 30 percento dignità, il 20 percento bellezza e il 50% di assurdità”.


Fukuda non amava le soluzioni convenzionali rivolte a un pubblico generalista. Piuttosto, mirava a scardinare le loro certezze intrappolandoli in un’illusione visiva.


Parti precedenti:

1. Gioco e design in Shigeo Fukuda

Shigeo Fukuda (parte 1/10)



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Shigeo Fukuda (Tokyo, 1932 – 2009) è stato un influente graphic designer giapponese. Famoso per i suoi poster ambientalisti e antimilitaristi, è stato un maestro della sintesi. Il suo tratto distintivo è nella capacità di riassumere concetti complessi in segni grafici semplici come, per esempio, loghi.

 

Il gioco visivo fu parte della sua educazione. Nato a Tokyo nel 1932 da una famiglia di fabbricanti di giocattoli, si divertiva a realizzare origami fin da bambino. Già da giovane, tra gli anni ’40 e ’50, sviluppò un interesse al minimalismo grafico occidentale: lo stile svizzero. Si diplomò alla Tokyo National University di Belle Arti e Musica nel 1956.

 

Successivamente iniziò a lavorare come grafico, guadagnandosi fin da subito una fama di innovatore. A partire dal 1966 iniziò a farsi conoscere presso le maggiori manifestazioni internazionali di graphic design. In breve, divenne uno dei grafici più celebri del proprio paese.

 

 

La fama di Fukuda ben presto raggiunse l’Occidente. Nel 1967 Paul Rand vide alcuni suoi lavori in un numero del Japanese Graphic Design Magazine. Conscio dell’enorme potenziale di Fukuda, Rand lo aiutò a organizzare la sua prima mostra negli USA, presso la IBM Gallery di New York.

L'eredità di Landor

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Walter Landor (parte 14/14)

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La Landor Associates negli anni crebbe fino ad avere uno staff internazionale di oltre 500 persone, con un fatturato di decine di milioni di dollari.

Landor realizzò i loghi per marchi come Coca-Cola, General Electric, Shell, British Airways, Dole, General Motors.

Anche dopo il ritiro di Landor, alla fine degli anni ’80, l’azienda continuò ad attrarre alcuni delle più grandi aziende nel mondo. Nel 1989 la Landor fu acquistata dalla Young & Rubicam.

 

Comunque, anche dopo la pensione, Landor continuò ad avere un ruolo attivo nell’azienda, visitando regolarmente il quartier generale di San Francisco e viaggiando tra le sedi sparse per il mondo per restare in contatto con i clienti, i progetti e i vecchi amici.

 

Walter Landor è scomparso nel 1995. Una mostra permanente dei suoi lavori di design e packaging è allestita presso il Museo Nazionale di Storia Americana di Washington.


Parti precedenti:

1. La formazione di Walter Landor
2. Il trasferimento negli USA

3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
12. La crescita della Landor
13. La filosofia di Walter Landor



Walter Landor (parte 13/14)

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Walter Landor credeva in un design supportato dal punto di vista del consumatore.

Affermava infatti che “i prodotti sono realizzati in fabbrica, ma i marchi sono creati nella mente”.

Numerosi prodotti disegnati da Landor furono indissolubilmente legati allo stile di vita degli americani: Kellogg’s corn flakes a colazione, vino Gallo a pranzo e sigarette Benson & Hedges dopo cena.

 

Landor si sforzò nel dare una personalità unica a ciascuno dei prodotti dei clienti. Rifuggiva i clichè e cercava sempre soluzioni originali.

Per essere davvero orientata, una soluzione di design doveva soddisfare più dei bisogni comunemente accettati: protezione del prodotto, impatto sullo scaffale, memorabilità, forte comunicazione di prodotto e brand.

 

Ogni problema di design poteva essere ricondotto a un problema di comunicazione. È assai facile, per un designer, trovare una soluzione personalmente soddisfacente dal punto di vista estetico ed emozionale.

 

La responsabilità del designer – e anche il compito più difficile - è creare una soluzione grafica ineccepibile dal punto di vista estetico, ma che sappia anche comunicare a un pubblico di massa.


Parti precedenti:

1. La formazione di Walter Landor
2. Il trasferimento negli USA

3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
12. La crescita della Landor



Walter Landor (parte 12/14)

Nel 1968 Landor disegnò l’identità visiva della Levi’s: il celebre logo rosso si ispirava alla cucitura sulla tasca posteriore dei jeans. 


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Nel 1969 disegnò il logo della Alitalia, prima compagnia aerea internazionale tra i clienti di Landor.


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Negli anni successivi la sua azienda crebbe costantemente, aprendo filiali a Tokyo (1972), Città del Messico (1973), New York (1976), Londra (1984), Hong Kong (1986). Nel 1994 l’importante progetto di immagine visiva per FedEx.



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1. La formazione di Walter Landor
2. Il trasferimento negli USA

3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath



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