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Il Cubismo
Così come l’Espressionismo
manifesta la disperazione, il grido di angoscia, ma anche un furore
liberatorio, nel Cubismo c’è calcolo e analisi. «Le figure della
geometria sono la base del disegno», scrive Guillaume Apollinaire. «La
geometria, scienza che ha per oggetto lo spazio, la sua misura e i suoi
rapporti, è stata in ogni tempo la regola fissa della pittura.»
Ma non si tratta più della
geometria euclidea: oltre le tre dimensioni tradizionali, la modernità aveva
infatti individuato una quarta dimesione, nella quale «si rappresenta l’immensità
dello spazio, che si eterna in tutte le dimensioni in un momento determinato».
Si intravede un nuovo valore, che è quello del tempo, il quale può essere
rappresentato solo come movimento, facendo dello spazio pittorico uno spazio
dinamico, nel quale le forme si dispongono in sequenza, intersecandosi e
sovrapponendosi.
Su questo sfondo si
collocano i principali quadri di Pablo Picasso - di cui le Damoiselles
d’Avignon, costituisce in un certo qual modo il manifesto del Cubismo -, le
contemporanee composizioni di Georges Braque e di Juan Gris, la
misuratissima ricerca di Marcel Duchamp, che nel 1912 dipinge il suo Nu
descendant l’escalier, restando sempre in una posizione del tutto autonoma
rispetto ai movimenti artistici europei. Al di là dei valori pittorici e
culturali della sua produzione, il Cubismo propose un’idea radicalmente
innovativa dello spazio della visione e delle immagini in esso raffigurate, in
ciò esercitando una significativa influenza anche sulla grafica moderna.