La secessione viennese

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Da Glasgow a Vienna (parte 2/16)

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Lo scrittore Ludwig Hevesi, tenendo a battesimo nel 1897  la Secessione viennese, auspicava che essa potesse portare l’arte austriaca «a quel livello internazionale» cui essa aspirava e per il quale aveva le potenzialità.

 

Qui si può ravvisare uno degli aspetti più singolari della Vienna fine di secolo: la capitale dell’impero asburgico si trova, al tempo stesso, ad essere luogo d’incontro e coagulo di realtà linguistiche, etniche e culturali diverse.

La splendida città che nel giro di una ventina d’anni si era data un assetto urbanistico-monumentale di alto fascino e decoro, con l’allineamento di edifici rappresentativi lungo il percorso del Ring, tradiva, per bocca di numerosi suoi intellettuali o di giovani artisti impazienti, l’ansia di sprovincializzarsi, che suona sorprendente se, alla luce della prospettiva storica, valutiamo la straordinaria concentrazione di talenti, in tutti i campi delle attività creative e di pensiero, che si sono verificati dopo il 1880.

Dalle scienze alla medicina, dalla psicoanalisi alla letteratura, dalla storiografia dell’arte alla musica.


Parti precedenti:

1. Art Nouveau in Austria

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