Hermann Zapf
Hermann Zapf, convinto assertore dell’universalità delle regole d’oro, come la
sezione aurea, delle misure proporzionali fra le varie componenti degli
alfabeti, analizza filologicamente, per poi interpretarla, ogni lettera
dell’alfabeto che la storia ci ha tramandato.
Dall’Alphabetum
Romanum di Felice Feliciano
(1460) al De Divina Proportione (1509)
di Luca Pacioli, fino al Manuale Tipografico (1818) di Bodoni, tutto viene attentamente
osservato, classificato, studiato, fino alla individuazione di nuove possibili
evoluzioni. Il primo dei caratteri per edizioni che Zapf propone è il
«Palatino», così denominato in onore del maestro calligrafo del Cinquecento.
Nel campo dei caratteri lineari, Zapf affronta
questa tipologia proprio ricorrendo all’esperienza fatta sugli studi classici.
Così, mentre la maggior parte dei lineari si basa sull’uniformità di larghezza
delle varie lettere, egli mantiene differenze proporzionali degli alfabeti antichi,
soprattutto nel disegno della «E» e della «S». Proprio sulle annotazioni di
alcune scritte lapidarie rilevate nei taccuini di un viaggio in Italia, egli
realizza un nuovo alfabeto tondo e lineare che più tardi verrà denominato
«Optima».
Tra i più noti caratteri disegnati da Zapf c’è
l’«Aldus antiqua», si tratta di una versione più chiara del già affermato
«Palatino», e gli Zapf «Humanist» e «Reinassence». Un ossequioso omaggio a
Bodoni emerge dalle edizioni del 1954 e del 1968 del suo Manuale Tipographicum, che con lo stesso spirito, negli anni 1970-
Parti precedenti:
1. Il rinnovamento della stampa
2. Morris e Benton3. I caratteri sans serif
4. Frederic Goudy
5. Goudy a Chicago
6. I font creati da Goudy
7. Eric Gill
8. Eric Gill agli inizi
9. Eric Gill alla fine del XIX secolo
10. Sperimentazione in Eric Gill
11. Stanley Morison
12. Stanley Morison al Times
13. Rudolf Koch
14. Jan Tschichold
15. Grafica editoriale di Jan Tschichold
16. Paul Renner
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