Art Deco negli anni Venti

Nella produzione della Wiener Werkstaette vengono anticipate
sistematicamente formule compositive destinate a diffondersi endemicamente
negli anni Venti: l’uso delle forme geometriche elementari, la loro
combinazione in senso decorativo, la ricerca della vibrazione luminosa della
materia attraverso la modanatura; il gioco dei quadrati e delle scacchiere,
quella predilezione, probabilmente di natura simbolica, per la più elementare
delle forme geometriche che valse al maestro viennese l’ironico soprannome di Hoffmann a quadri.
Meno tradizionali, nel senso che non
provengono da scuole di architettura e di arti applicate, sono le fonti dell’Art Déco ricavate dall’avanguardia
figurative: dal Cubismo, esso deriva
la riduzione di oggetti e di immagini alla geometria; dal Fauvisme, il senso esplosivo e decorativo dei colori primari; dal Futurismo, il dinamismo e la velocità,
o meglio, i segni che questi lasciano al passaggio di un oggetto in moto; dall’Orfisme, i motivi delle composizioni
coloratissime e circolanti, ecc.
Questi legami con l’avanguardia, intesa dalla tendenza in esame soprattutto come motivi d’ispirazione morfologico-decorativi, si riscontrano anche nei designer razionalisti, che li intesero in modo più serioso, quale apporto cioè costruttivista e conformativo. Resta comunque il fatto che l’Art Déco e il Razionalismo ebbero uno dei loro maggiori punti di tangenza proprio nel comune interesse che nutrirono per l’avanguardia figurativa.
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