La nascita del marchio
L’uso di marchiare i manufatti con un
proprio segno come testimonianza di paternità è di origine antichissima. Già in
Egitto e in Mesopotamia sui materiali veniva impresso il marchio dei
fabbricanti. In epoca romana i mattoni e le ceramiche portavano impresso un
vero e proprio logotipo. Marchi di
fabbrica altrettanto antichi come quelli individuati sui mattoni sono evidenti
anche nel lavoro dei tagliapietre, di cui esistono esempi sulle mura di
Gerusalemme, di Troia, di Olimpia e su edifici persiani e romani.
Diversi da quelli più antichi sono invece i marchi dei tagliapietre del XII secolo; più piccoli, angolosi come l’alfabeto runico, essi rappresentano segni che spesso costituiscono delle variazioni sul motivo della croce. Anche nei monogrammi medievali - che tra l’altro sostituivano la firma di chi non conosceva la scrittura - si faceva continuo riferimento al motivo della croce, nella duplice interpretazione di segno geometrico elementare e di segno divino.
Nel
Oltre all’adozione di forme geometriche
semplici nella realizzazione di marchi, al ricorso a motivi iconografici
significativi, alla semplificazione del nome attraverso l’uso di alcune lettere
dell’alfabeto o all’utilizzo dei riferimenti araldici, con il Rinascimento si
diffondono sempre più segni convenzionali dai contenuti magici che subito entrano
a far parte del bagaglio segnico del campo grafico. Basti pensare ai simboli
alchemici o a quelli astrologici. Va precisato, comunque, che soprattutto nel
caso dei simboli alchemici si tratta di un codice convenzionale conosciuto
soltanto dagli iniziati; un linguaggio adottato solo all’interno di una
ristretta cerchia, comprensibile a chi può accedere alle soglie dell’esoterico
e del magico.
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