Il marchio nel XXI secolo
La pratica progettuale mediante i software del computer ha di fatto
introdotto nuovi orientamenti anche per questo genere di realizzazione visiva,
soprattutto sul piano del gusto, favorendo la rappresentazione tridimensionale,
l’uso dell’effetto rilievo, della trasparenza o dissolvenza, e altri
effetti.
In un’area progettuale più vicina al
segno astratto gravitano invece nuove
interpretazioni con segni più liberi e gestuali, in cui spesso il segno diventa
più espressivo in quanto reso più sensibile da volute sbavature e dall’incerta
tracciatura, come nel caso dell’emblema delle Olimpiadi di Barcellona del 1992,
progettato da Josep Maria Trias.
La realizzazione di un marchio rimane
comunque un fatto imprescindibile da un’educazione alla visione fortemente
supportata dai necessari studi, dal basic
design alla Gestalt: condizione
indispensabile per prestare la massima attenzione all’equilibrio dei pesi, al
rapporto figura-sfondo, all’armonia delle forme o al contrasto tra «pieni» e
«vuoti», alla forza d’impatto dei volumi, ai valori di riversabilità e di
«controscambio» tra positivo e negativo, ai ritmi delle linee o alle forze
dinamiche che si contrappongono. Il
marchio moderno si impone proprio per la sua configurazione essenziale che
tramuta una forma, qualunque essa sia, in un simbolo.
Parti precedenti:
1. La nascita del marchio2. Simboli concettuali
3. L'influenza del Giappone sulla grafica occidentale
4. Il marchio nel XIX secolo
5. Il marchio nella grafica moderna
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