Il marchio nel XIX secolo
Con l’accelerazione industriale e
commerciale avvenuta un po’ ovunque negli ultimi decenni dell’Ottocento,
diventa impellente per ogni nuovo imprenditore farsi rappresentare da un
proprio marchio sui mercati per lui interessanti. Certamente la diffusione
della tecnica litografica, e ancor più l’avvento della riproduzione
fotomeccanica, daranno ulteriore impulso all’immagine «moltiplicata».
Ciò che più colpisce nella composizione
grafica del marchio neoindustriale è però l’abbandono di ogni modello del
passato, la perdita di continuità con la tradizione storica che conta, come
abbiamo visto, diversi secoli.
Soprattutto nelle creazioni italiane
prevale ancora il disegno verista e accademico, poco stilizzato, con
decisi accenni alla linea curva e sinuosa dell’Art Nouveau. Gran parte dei
marchi italiani risultano infatti di tipo «narrativo»,
dove anche la scrittura si fa immagine, diventando parte del contesto.
All’interno di una figurazione tendenzialmente realistica, tra le tematiche
trattate nei marchi di fabbrica in quei decenni, quella che diventerà «istituzionale» nel tempo, specie per le
aziende che acquisiscono spessore storico, è la raffigurazione idealizzata
della propria fabbrica, spesso vista a volo d’uccello, con le ciminiere
fumanti, con una figura femminile che ne interpreta la musa ispiratrice.
Parti precedenti:
1. La nascita del marchio2. Simboli concettuali
3. L'influenza del Giappone sulla grafica occidentale
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