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Nicolas Jenson ha anche fondato due compagnie per il commercio di libri, nel 1475 e
nel 1480, con il nome di Johannes de
Colonia, Nicolaus Jenson et socii.
Del 1482 è una piccola
pubblicità per i libri di Jenson:
“Non ostacolare l’occhio altrui, ma piuttosto aiutalo e fagli del bene. Inoltre, i caratteri sono elaborati in modo tanto intelligente e meticoloso che le lettere non sono né più piccole, né più grandi, né più spesse di quanto la ragione o il piacere richiedano.”
Dopo la morte di Jenson, nel
1480, i suoi caratteri furono utilizzati dalle Edizioni Aldine. I caratteri tipografici di Jenson hanno avuto
grande importanza fino ai nostri giorni. Ad essi sono ispirati il “Centaur”
(1914) di Bruce Rogers, il “Cloister
Old Style” (1926) di Morris Fuller
Benton, e l’ ”Adobe Jenson” (1996) di Robert
Slimbach.
Parti precedenti:
1. L'apprendistato di Nicolas Jenson2. Le creazioni di Jenson
Nicolas Jenson tornò in Francia nel 1461, alla morte di re Carlo VII, dopo aver
appreso al tecnica di fondere caratteri mobili. Iniziò per lui un periodo di
peregrinazioni – sembra – per una sua antipatia verso il regno di Luigi XI.
Dopo un breve soggiorno a
Francoforte, si stabilì a Venezia nel 1467, dove aprì una sua stamperia, pubblicando
circa 150 titoli.
Nicolas Jenson progettò il suo primo carattere tondo ispirandosi ai principi della tipografia, anziché ai vecchi manoscritti: apparve nell’edizione del 1470 del “De Evangelica Praeparatione” di Eusebio di Cesarea. Jenson realizzò anche un carattere greco nel 1471, da utilizzare nelle citazioni, e un littera textualis nel 1473 – che utilizzò nei libri di storia e medicina.
Parti precedenti:
Nicolas Jenson, pioniere della tipografia (parte 1/3)
Nicolas Jenson nacque nel
Jenson sarà ricordato come
il creatore di quello che sarà chiamato “Venetian
oldstyle”, carattere da stampa che imitava la calligrafia manuale, e che
servirà da modello per la nascita del Garamond
e dell’Aldus.
Incaricato come Maestro
presso la zecca reale francese a Tours, nel 1458 si trasferì a Magonza. Qui,
aglio ordini di re Carlo VII, per tre anni imparò l’arte di fondere caratteri
mobili. Anche se non ci sono prove storiche certe, si ipotizza che Jenson abbia
imparato l’arte sotto la supervisione dello stesso Gutenberg. Tuttavia, quando Jenson arrivò a Magonza esistevano già
molti stampatori presso i quali avrebbe potuto acquisire esperienza.
Gli ultimi decenni del XIX secolo furono
determinanti per lo sviluppo delle moderne comunicazioni, non solo per
l’evoluzione delle immagini, ma anche per il progredire nella diffusione dei
testi, grazie a importanti conquiste tecniche che hanno facilitato la
produzione. Si pensi che fino agli anni Ottanta del secolo la composizione dei
caratteri tipografici nella realizzazione di un libro, ad esempio, non era
molto dissimile da quella dei tempi di Gutenberg.
Comporre una pagina di caratteri per la stampa era ancora un lavoro del tutto
manuale altamente specializzato, in cui ogni carattere, ogni spazio e ogni
interlinea venivano estratti manualmente da una cassa e collocati sul
compositoio, fino a racchiudere la forma della pagina.
Dopo il 1880 vennero realizzati impianti capaci
di generare e comporre meccanicamente i caratteri; al centro di tale
cambiamento si collocano principalmente tre invenzioni: la punzonatrice pantografica nel 1884; la linotype, che fondeva intere righe di caratteri, nel 1886; la monotype, che fondeva singoli caratteri
accostandoli uno dopo l’altro, nel 1893. Così, dopo l’invenzione della
litografia, la costruzione dei primi torchi a vapore per la stampa piana, le
prime rotative, la scoperta e la rapida evoluzione della fotografia e, a fine
secolo, la riproduzione fotomeccanica delle immagini, si ebbero grandi
ripercussioni sulle potenzialità e sul contesto della riproduzione della parola
e dell’immagine a stampa. Esamineremo da oggi alcuni sviluppi del rinnovamento
dei caratteri da stampa nella scia delle nuove esigenze della società
industriale che si stava formando con il XX secolo.
La rivoluzione industriale, convenzionalmente databile al periodo che va dal 1760 al 1840, segna il maggiore «spartiacque» tra la produzione artigianale e quella industriale, almeno per un settore, quello della stampa, che anticipa di oltre tre secoli tale rivoluzione e comunque può considerarsi a tutti gli effetti un’attività classificabile nel dominio del design.
Come è stato osservato da Roland Barthes, la stampa «ha
costituito l’atto di nascita dell’industria, dal momento che la meccanizzazione
dell’arte di scrivere è stata probabilmente la prima riduzione di un lavoro in
termini meccanici»; inoltre, sin dalla sua nascita «la stampa comportò una
rivoluzione nella concezione stessa della produzione.
Con la stampa appare la nozione di
moltiplicazione per mezzo di serie identiche di uno stesso oggetto uniforme e
ripetibile. Il foglio stampato prodotto in innumerevoli esemplari e
l’invenzione di una macchina utensile in cui la mano dell’uomo è assente hanno
effettivamente trasformato l’idea stessa di produzione.»
Ma la migliore esposizione della nostra tesi si ottiene considerando la stampa in relazione al paradigma che abbiamo posto come invariante delle fenomenologie del design: il progetto, la produzione, la vendita e il consumo. E poiché essa nasce con intenti prevalentemente pratici e da un’invenzione tecnica, iniziamo il nostro esame confrontandola con il parametro della produzione.
Per quanto non si abbiano particolari sul
modo in cui Gutenberg risolse il
procedimento della stampa, tuttavia il fatto che per tanto tempo la tipografia
non abbia subito modificazioni sostanziali fa pensare che egli abbia affrontato
e risolto praticamente tutti i problemi che gli si sono presentati. La forma «a
fondere» per ottenere i caratteri doveva comprendere uno spazio vuoto entro cui
versare il piombo fuso.