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Fra i vari meriti che vanno riconosciuti
al Bauhaus sono da considerare anche
gli sforzi perseguiti per riunire sotto il fine comune dell’architettura tutti
i settori della «figurazione funzionale»
che, visti i risultati ottenuti qualche anno dopo nel campo del design e della
grafica, si possono ritenere estremamente positivi.
Dunque il messaggio di Gropius viene colto nel suo giusto significato dalla moltitudine degli studenti, se già nel 1925 i nuovi insegnanti cresciuti in quella scuola sono diventati degli autorevoli e specializzati professionisti, come nel caso di Marcel Breuer nel campo del design dei mobili o di Herbert Bayer e Joost Schmidt in quello della grafica.
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1. Avanguardia ai tempi della Repubblica di Weimar2. Il primo programma del Bauhaus
Animatore del Werkbund fu Hermann
Muthesius (1861-1926), architetto e diplomatico, già attivo come inviato a
Londra nel 1896 come addetto culturale dell’ambasciata tedesca con il compito
di studiare l’architettura e il movimento delle arti applicate inglesi. Su
questi argomenti egli pubblica in tre volumi l’opera Das englische Haus (1904-08). Muthesius svolge una vasta attività
di pubblicista e conferenziere nella quale tende ad affermare l’importanza
della lavorazione industriale come l’unica capace di risolvere il problema
socio-economico delle arti applicate. In una famosa conferenza tenuta agli
inizi del 1907 (L’importanza dell’arte applicata), egli attacca l’eclettismo
storicistico delle organizzazioni produttive tedesche in questo campo. Al tempo
stesso afferma il valore artistico, culturale ed economico dell’arte
industriale e si rivolge ai fabbricanti esigendo da essi un impegno etico-estetico
nell’interesse della produzione e ancor più dell’economia nazionale.
Nel programma della nuova associazione si
premette che «il Werkbund eseguirà una
selezione delle forze migliori nell’arte, nell’industria, nell’artigianato e
nel commercio. Esso abbraccerà quanto c’è di meglio nel lavoro artigianale per
qualità e impegno». Al Werkbund aderirono uomini di diversa estrazione:
politici, industriali, scrittori e critici, artisti e architetti tra i quali Behrens, Riemerschmidt, Olbrich,
Hoffmann. Già nel 1910 l’associazione contava 731 membri di 360 artisti,
276 industriali, 95 esperti. Evidentemente ciascuno di essi era portatore di
istanze, che costituivano altrettante componenti del programma, certamente non
sempre chiarissimo nonostante venissero insistentemente ribaditi alcuni
concetti.
Accanto alle lampade ad arco di Behrens,
alle automobili di Neumann, alle
locomotive e agli scompartimenti per vagoni letto di Gropius, all’aeroplano di
Rumpler, figurano ancora esempi delle più vecchie arti applicate: le
illustrazioni di Erler, i lampadari
in ferro battuto, le vetrate dipinte, ecc. Insomma il Werkbund non fu
quell’istituzione che ognuno vorrebbe fosse stata, a seconda del suo
orientamento, industriale o artigianale, culturale o produttivistica.
Secondo le idee di Behrens, come di quasi tutti i maggiori designer del Werkbund, una ricca decorazione era inaccettabile per forme ottenute meccanicamente. Il disegno industriale, quindi, doveva trovare i propri effetti in «una semplificazione che favorissero i limpidi rapporti proporzionali (massverhaltnisse) delle singole parti». Metodo che era valido per uno stile moderno, oltre che corrispondere alle esigenze della produzione meccanica.
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1. Architettura tra il XIX e il XX secolo2. Lo Jugendstil
Il maggiore contributo dato dalla Francia
alla storia del design fu un vasto e seguito movimento del gusto, l’Art Déco, e l’apporto teorico del
maggiore architetto ivi operante. Impropriamente tale movimento prese nome e
notorietà dall’Exposition Internationale
des Arts Décoratifs tenutasi a Parigi nel 1925. L’improprietà sta in primo
luogo nella cronologia degli eventi.
La grande mostra delle arti applicate fu
ideata nel 1907 (anno della fondazione del Werbund),
fu progettata nel 1913, rinviata per lo scoppio della prima guerra mondiale al
1922 (quando la Wiener Werkstaette
faceva scuola da quasi un ventennio), e finalmente realizzata solo nel 1925
(quando Gropius inaugurava la sede
del Bauhaus a Dessau).
Rapportata a questi basilari episodi del
design europeo, l’Art Déco appare un fenomeno anacronistico se lo si data
all’Expo del 1925, che non va considerata come l’inizio della tendenza ma
piuttosto come il suo tramonto. Infatti, le persone, le idee, i prodotti, le
manifestazioni, che nel loro insieme costituirono il movimento chiamato più
tardi Art Déco, si trovano già attive nel primo decennio del Novecento e il
movimento stesso fu una sintesi di tutti gli eventi francesi di tale decennio:
dalle avanguardie figurative del Cubismo
e del Fauvisme ai grandi spettacoli
internazionali, segnatamente i balletti russi di Dialighev, dalle innovazioni tecnologiche in campo automobilistico
e aeronautico all’industria della moda, che proprio in quegli anni raggiungeva
la sua fama internazionale.
Nei primi decenni del Novecento Parigi
«progetta» l’Art Déco, una curiosa mescolanza di motivi e stilemi derivanti da
varie fonti. La prima e, per così dire, più solida è quella che dal «ramo»
geometrico dell’Art Nouveau, si pensi all’opera di un Mackintosh, s’innesta nel Protorazionalismo
austriaco e in particolare nell’attività di Hoffmann. Già nei primi momenti di Hoffmann appaiono alcuni temi
che caratterizzano il gusto degli anni Venti; va ricordata la semplificazione
geometrica delle figure incassate in un riquadro di Palais Stoclet, con il caratteristico motivo della corbeille e la composizione simmetrica a
volumi slittanti della torre dello stesso palazzo, significativa anticipazione
delle cuspidi dei grattacieli di New York.
Ma torniamo alla Berlino degli inizi degli anni Venti dove sono presenti numerosi
artisti russi, tra i quali Malevic, El
Lisitskij o lo stesso Kandinskij.
Tra di essi sarà soprattutto Lisitskij
a tessere in continuazione contatti e rapporti con vari gruppi europei, da
quello tedesco di Schwitters a
quello olandese di van Doesburg,
costituendo così nella capitale prussiana, un po’ alla volta, quella che può
essere definita «l’internazionale socialista dell’arte». Il febbrile attivismo
di El Lisitskij e il suo sostanziale
positivismo si traducono dunque in senso visuale, e non solo metaforico, in uno
«spazio caricato di energia».
Intensa anche l’attività editoriale e la
diffusione delle idee attraverso pubblicazioni periodiche. Lisitskij e Schwitters,
ad esempio, redigono alcuni numeri di «Merz»
e danno vita insieme a Richter e Mies van der Rohe alla rivista
elementarista «G». Inoltre, Lisitskij
e Arp collaborano con van Doesburg
su «De Stijl», mentre Laszlo Moholy-Nagy fonda la rivista
«Ma», non dissimile dalle altre citate.
Per i corsi al Bauhaus, soprattutto a Weimar, Paul
Klee e Wassilij Kandinskij
lasciano appunti, schemi didattici, teoremi di grande interesse per
l’educazione visuale delle generazioni successive. Sia in Klee sia in
Kandinskij, punti e linee collocati sulla superficie sono percepiti come forze
spaziali, come forze minime dinamiche in tensione, con energie di campo e
direzione lungo i lati di tale superficie - sostiene Klee - assume una
dimensione ponendosi in relazione con lo sfondo. Si tratta del più elementare
caso di figura-sfondo del campo gestaltico. Il punto in movimento crea la
linea; ogni unità lineare ha un’inerzia cinetica; tende a prolungarsi nella
stessa direzione e con lo stesso movimento.
Kandinskij scrive in Punto linea superficie che, «se
una forza esterna muove il punto in una qualsiasi direzione, abbiamo il primo
tipo di linea, in cui la direzione presa rimane invariata e la linea ha la
tendenza a correre diritta all’infinito.» Le energie motrici che fanno del
punto una linea, della linea un piano, del piano una dimensione spaziale,
rappresentate insieme danno un volume. Tutto questo costituisce indubbiamente
per quegli anni una scoperta cinetica successivamente spiegata dalla Teoria della Gestalt. «Il cubo - sostiene
Klee - è la sintesi bilanciata di tre dimensioni chiaramente enunciate e, come
tale, il normale simbolo della corporeità.» Gli elementi della sintesi
compositiva hanno loro energie interne secondo precise interazioni di campo.
Questa in breve la più importante lezione nel campo di una nuova
visualità.
Il congresso organizzato a Weimar nel
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3. Il Dadaismo4. Le avanguardie russe e olandesi
5. La grafica nelle avanguardie russe
6. De Stijl