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Graphic
Design Today
1990
Il poster
rappresenta una figura anonima che osserva un foglio bianco di carta
arricciata, e si interseca con il piano della figura. Lo spettatore è costretto
a identificarsi con la figura anonima per contemplare sé stesso e ciò che la
figura sta presumibilmente contemplando. Solo in un secondo momento il poster
rivela la sua funzione comunicativa e pubblicitaria.
Forse il
concept dietro questa idea di contemplazione della stampa può essere meglio
compreso in un contesto storico – i primi anni ’90 – in cui ci fu l’avvento del
desktop publishing e degli strumenti digitali. Questa rivoluzione in atto
sicuramente pesò molto su un designer che proveniva dal mondo dell’analogico.
World Graphic Design Conference Nagoya
2003
ispirarono la
“composizione meccanismo” che ha creato il movimento e l’interesse per questo
poster.
Le figure, disposte in circolo, sono una metafora visiva per la missione dichiarata della World Graphic Design Conference: definire la qualità dell’informazione attraverso chiarezza, creatività e humor e portare questo messaggio alla comunità internazionale di design. Il kanji sul viso dei personaggi è il simbolo che sta per “risata”.

Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo
7. I lavori commerciali di Fukuda
8. L'inventiva di Fukuda
“L’inventiva di Fukuda, l’uso
dell’illusione ottiva e di soluzioni grafiche non convenzionali sono rimasti
essenzialmente invariati nel corso dei suoi 50 anni di carriera come designer
freelance – un fatto che può solo aumentare il valore di ciascuno dei suoi
lavori, sia se considerati individualmente, sia collettivamente”
Catherine Bürer, storica dell’arte specializzata in
poster giapponesi.
Shigeo Fukuda Exhibition
Keio Department Store
1975
In questo
poster, delle gambe di uomo e di donna emergono da una massa bianca e nera,
dissolvendosi impercettibilmente in un semplice schema ripetuto. Questa
immagine impossibile provoca la risposta emotiva tanto cercata da Fukuda. Sono
presenti gli stilemi tipici della scuola svizzera: economia della linea,
delineazione chiara delle forme, stile pragmatico. Eppure il messaggio
promozionale è presentato in modo modesto, senza essere urlato.

Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo
7. I lavori commerciali di Fukuda

Fukuda impiegò il suo talento anche nella
creazione di progetti commerciali. Nel 1976 ridisegnò le aree dedicate alla
vendita del Seibu Department Store di
Tokyo. Fukuda utilizzò portafogli giganti per delimitare le aree dedicate
al riposo dallo shopping. Le ali principali del dipartimento erano collegate da
colossali mosaici di Lincoln e Beethoven. Sul tetto del giardino della birra
fece installare 80 pecore modello che saltellavano con un sottofondo musicale
country e western.
Fukuda stupì
il mondo del design nella realizzazione dell’UCC Coffee Pavilion di Tokyo. Tutto, in questa struttura, ruota
attorno al caffè, dal logo alle installazioni.
In aggiunta
ai poster, Fukuda creò anche delle sculture beffarde. Per la showroom di
un’azienda di caffé a Tokyo, realizzò una scultura multimediale del Monte Fuji
realizzata con centinaia di lattine di caffè, con manichini multicolori che
reggevano tazze fumanti o sacchetti ricolmi di chicchi.
Sebbene fosse profondamente convinto della responsabilità del design nel comunicare con chiarezza, Fukuda sapeva anche essere molto elusivo. Il designer americano Seymour Chwast scrisse a tal proposito in una monografia a lui dedicata: “Non è un comunicatore che si conforma al principio dell’accessibilità. Con poche eccezioni, il suo intento è di mistificare”.
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design
6. Comunicare divertendo

La
comunicazione giapponese è di solito considerata più emotiva che razionale, al
contrario di quanto generalmente avviene in occidente. Fukuda, grazie a questa emozionalità, riusciva a creare uno stile
universalmente riconoscibile in grado di superare barriere linguistiche e
culturali.
Tradizionalmente,
i designer giapponesi cercavano le soluzioni più innovative ispirandosi
all’Occidente. Fukuda invertì la tendenza.
Fukuda era
alla ricerca continua di uno stile di graphic design in grado di raggiungere il
maggior numero di persone possibile. Poiché doveva raggiungere un pubblico di
paesi differenti, con linguaggi e costumi diversi, sviluppò un modo di
comunicare visivo, basato sullo humour e sulla sintesi grafica. Fukuda si
lamentava del fatto che il progresso tecnico ci avesse reso miopi e incapaci di
vedere queste idee positive; la missione culturale del ventunesimo secolo, come
dichiarò, era di condurre una vita felice e riempire le giornate di allegria.
Shigeo Fukuda
fu anche impegnato nell’educazione. Tenne diversi seminari e presenziò a
diverse commissioni di design, fu inoltre Visiting
Professor of Design presso l’Università di Yale. Il suo metodo consisteva
nell’insegnare arte e disegno in modo divertente e rilassato. Fukuda credeva
che un percorso di studi obbligatorio e rigido potesse impedire agli studenti
di sviluppare un senso estetico personale, che invece avrebbe dovuto scaturire
liberamente.
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
5. Humour & design

Fukuda fu un burlone per tutta la sua vita.
Per raggiungere la porta della sua casa, nei sobborghi di Tokyo, i visitatori
dovevano percorrere un passaggio che conduceva a una porta piuttosto lontana.
In realtà, si trattava di una porta alta poco più di un metro, che un’illusione
ottica faceva sembrare lontana. La vera porta era di dimensioni normali,
nascosta dietro la finta porta, dipinta con lo stesso colore della parete.
La casa di
Fukuda era piena di sculture e gadget che evidenziavano quanto il gioco visivo
facesse parte della sua personalità. Nel suo prato vi era un uovo fritto di
plastica, insieme a sculture di cani bulldog di dimensioni ingannevoli.
Fukuda spesso
usava lo humor, specialmente in lavori che ricordavano l’illusionismo pittorico
di M.C.Escher. Molti dei suoi design
più conosciuti sono provocazioni visive che evocano una doppia lettura.
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
4. Fukuda, l'illusionista
Shigeo Fukuda (parte 4/10)Fukuda creò illusioni artistiche di ogni
tipo: oggetti impossibili, sculture ambigue, proiezioni distorte, arte
anamorfica, ecc. Maestro dell’arte combinatoria, capace di unire il gioco con
una percezione illusoria dello spazio, il grafico giapponese era celebre anche
per aver ricreato l’immagine della “Gioconda”
formata da piccolissime bandierine delle nazioni che ricostruivano la
visione ottica del capolavoro di Leonardo
da Vinci.
Queste sculture sono state esposte in tutto il mondo: Parigi, Bruxelles, Montreal, Berlino, Londra, Washington, Tokyo e a Osaka.
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda
3. L'impegno civile di Fukuda
Shigeo Fukuda (parte 3/10)Shigeo Fukuda fu un esperto
nel comunicare utilizzando una grafica minimalista. Amante della tradizione
giapponese, cercò di adottare uno stile universale, utilizzando un simbolismo
che andasse oltre le divisioni culturali.
Nonostante
avesse alcuni clienti nel settore commerciale, i suoi lavori più interessanti
restano quelli di tipo sociale e culturale come, per esempio, il poster
ufficiale per la fiera mondiale del 1970 a Osaka.
Fukuda
credeva profondamente nelle cause civili che divulgava con il suo lavoro, e
cercava di infondere questo impegno nel suo stile di graphic design. La sua
forza comunicativa riusciva sempre a raggiungere i propri scopi grazie a un
talento distintivo.
Un esempio in
questo senso è il poster del 1982 “Happy Earth Day”: il disegno di una scure
capovolta, strumento di distruzione che rovina il verde della terra, dal cui
manico – ironicamente – germoglia un ramoscello.
In Giappone,
il poster design non sempre è un puro strumento al servizio delle vendite, come
avviene talvolta in Occidente. Piuttosto, viene considerato una forma di
comunicazione culturale, un veicolo per diffondere la consapevolezza su temi
politici o sociali. Infatti, nel 1980 Fukuda disegnò un poster per Amnesty
International, raffigurante un pugno chiuso intrecciato con del filo spinato.
Nel 1980
Fukuda ideò un poster per Amnesty Inernational, rappresentante il disegno di un
pugno intrecciato con del filo spinato.
Il poster più famoso di Fukuda è senz’altro “Victory 1945”, una satira pungente contro la guerra. Il poster- realizzato per il 30° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale – mostra un proiettile di artiglieria nero che ritorna direttamente nella bocca del cannone dal quale è stato sparato, sigillandola per sempre. Il poster fu premiato al Warsaw Poster Contest del 1975, e il ricavato fu donato al movimento pacifista
Parti precedenti:
1. Gioco e design in Shigeo Fukuda2. Le ispirazioni di Fukuda

Fukuda si
ispirava a Takashi Kono, uno dei padri del graphic design giapponese. Fu
profondamente influenzato dalla creatività e dal carattere provocatorio dei
suoi poster. Fukuda, durante gli anni ’60, si interessò alle illusioni ottiche
e alla magia visiva. Curò per alcune pubblicazioni delle bizzarre rubriche su
questo tema, come “hai visto il dragone?” per il quotidiano Asahi Newspaper
e “Visual circus” per Idea Magazine.
Sempre su
Idea Magazine, Fukuda raccontò la sua filosofia, che mirava a stupire e a
incantare il pubblico: “Credo che nel design siano necessari il 30 percento
dignità, il 20 percento bellezza e il 50% di assurdità”.
Fukuda non amava le soluzioni convenzionali rivolte a un pubblico generalista. Piuttosto, mirava a scardinare le loro certezze intrappolandoli in un’illusione visiva.
Parti precedenti:
Shigeo Fukuda (parte 1/10)

Shigeo Fukuda
(Tokyo, 1932 – 2009) è stato un influente graphic designer giapponese. Famoso
per i suoi poster ambientalisti e antimilitaristi, è stato un maestro della
sintesi. Il suo tratto distintivo è nella capacità di riassumere concetti
complessi in segni grafici semplici come, per esempio, loghi.
Il gioco
visivo fu parte della sua educazione. Nato a Tokyo nel 1932 da una famiglia di
fabbricanti di giocattoli, si divertiva a realizzare origami fin da bambino.
Già da giovane, tra gli anni ’40 e ’50, sviluppò un interesse al minimalismo
grafico occidentale: lo stile svizzero. Si diplomò alla Tokyo National
University di Belle Arti e Musica nel 1956.
Successivamente
iniziò a lavorare come grafico, guadagnandosi fin da subito una fama di
innovatore. A partire dal 1966 iniziò a farsi conoscere presso le maggiori
manifestazioni internazionali di graphic design. In breve, divenne uno dei
grafici più celebri del proprio paese.
La fama di
Fukuda ben presto raggiunse l’Occidente. Nel 1967 Paul Rand vide alcuni suoi
lavori in un numero del Japanese Graphic Design Magazine. Conscio dell’enorme
potenziale di Fukuda, Rand lo aiutò a organizzare la sua prima mostra negli
USA, presso la IBM Gallery di New York.
La Landor Associates negli anni crebbe fino ad avere uno staff
internazionale di oltre 500 persone, con un fatturato di decine di milioni di
dollari.
Landor realizzò i loghi per
marchi come Coca-Cola, General Electric, Shell, British Airways, Dole, General
Motors.
Anche dopo il ritiro di Landor, alla fine degli anni ’80,
l’azienda continuò ad attrarre alcuni delle più grandi aziende nel mondo. Nel
1989 la Landor fu acquistata dalla Young & Rubicam.
Comunque, anche dopo la
pensione, Landor continuò ad avere un ruolo attivo nell’azienda, visitando
regolarmente il quartier generale di San Francisco e viaggiando tra le sedi
sparse per il mondo per restare in contatto con i clienti, i progetti e i
vecchi amici.
Walter Landor è scomparso nel 1995. Una mostra permanente dei suoi lavori di design e packaging è allestita presso il Museo Nazionale di Storia Americana di Washington.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
12. La crescita della Landor
13. La filosofia di Walter Landor
Walter Landor credeva in un design supportato dal punto di vista del consumatore.
Affermava infatti che “i
prodotti sono realizzati in fabbrica, ma i marchi sono creati nella mente”.
Numerosi prodotti disegnati
da Landor furono indissolubilmente legati allo stile di vita degli americani:
Kellogg’s corn flakes a colazione, vino Gallo a pranzo e sigarette Benson &
Hedges dopo cena.
Landor si sforzò nel dare
una personalità unica a ciascuno dei prodotti dei clienti. Rifuggiva i clichè e
cercava sempre soluzioni originali.
Per essere davvero
orientata, una soluzione di design doveva soddisfare più dei bisogni
comunemente accettati: protezione del prodotto, impatto sullo scaffale,
memorabilità, forte comunicazione di prodotto e brand.
Ogni problema di design
poteva essere ricondotto a un problema di comunicazione. È assai facile, per un
designer, trovare una soluzione personalmente soddisfacente dal punto di vista
estetico ed emozionale.
La responsabilità del
designer – e anche il compito più difficile - è creare una soluzione grafica
ineccepibile dal punto di vista estetico, ma che sappia anche comunicare a un
pubblico di massa.
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1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
12. La crescita della Landor
Nel 1968 Landor disegnò
l’identità visiva della Levi’s: il celebre logo rosso si ispirava alla cucitura
sulla tasca posteriore dei jeans.
Nel 1969 disegnò il logo
della Alitalia, prima compagnia aerea internazionale tra i clienti di Landor.
Negli anni successivi la sua
azienda crebbe costantemente, aprendo filiali a Tokyo (1972), Città del Messico
(1973), New York (1976), Londra (1984), Hong Kong (1986). Nel 1994 l’importante
progetto di immagine visiva per FedEx.
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1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
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5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
11. Gli anni d'oro a bordo del Klamath
Dal 1964 Landor trasferì i
suoi uffici a bordo del Klamath.
Il Klamath era un ferryboat della baia di San Francisco varato nel
1924, che Walter Landor acquistò a un’asta fallimentare per 12.000 dollari.
Landor fece restaurare l’imbarcazione. il ferryboat di
Landor amava far incontrare
artisti, performer e tycoon della finanza a bordo del suo quartier generale
galleggiante. Questa bizzarra sede, vivace e stimolante per la creatività, fu,
dal 1964 al 1978, la meta preferita di celebrità, autorità e clienti della
Landor.
Il Klamath fu anche sede di
feste, eventi e movimentati party. Tra gli ospiti anche il filosofo Marshall McLuhan, lo scrittore Tom Wolfe, l’artista Andy Warhol. Nel 1979, Walter Landor
ospitò il cast del film “Petulia”, che stava girando nella Bay Area. Tra gli
ospiti parteciparono anche l’attore premio Oscar George C. Scott e il complesso musicale rock psichedelico dei Grateful Dead.
La scelta di trasferirsi sul
Klamath fece guadagnare una grande fama di creatività e innovazione alla
Landor.
Ad oggi, il ferryboat è il
simbolo distintivo dell’agenzia Landor.
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1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
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5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
10. ...alla birra giapponese.
Durante i tardi anni ’50,
Landor entrò nel mercato asiatico con il restyling della birra Sapporo, una delle più antiche e più
vendute in Giappone. La Sapporo aveva iniziato a distribuire la sua birra in
lattine per la prima volta. Il key visual del marchio, una stella rossa che
ricordava la bandiera giapponese, aveva un problema di visibilità. Landor
cambiò l’immagine modificando la bandiera del Sol Levante, sostituendo
semplicemente il sole rosso con la stella rossa. Il packaging bianco e rosso
aveva un’immediata connotazione “giapponese”.
La semplicità del design
consentiva anche la personalizzazione del prodotto in base al paese di
esportazione, con diverse combinazioni di colore. La S stilizzata di Sapporo
ricordava il simbolo orientale Yin-yang. Mentre la scelta di scrivere il nome
del marchio in Inglese divenne una costante dell’influenza americana sui
prodotti giapponesi successivi alla seconda guerra mondiale.
Benché il design rimanesse
la sua attività principale, a partire dagli anni ’60 la Landor Associates
iniziò a offrire una serie di consulenze specializzate sulla corporate
identity.
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5. L'affermazione nel settore beverage
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7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
9. ...all'acqua in bottiglia...
Il brand di acqua minerale Arrowhead & Puritas di Los Angeles
voleva introdurre nel mercato delle bottiglie in vetro da due litri. Le
bottiglie di questo formato erano pesanti e poco maneggevoli, costringendo i
consumatori seduti a tavola ad alzarsi in piedi ogni volta che dovevano
riempire un bicchiere.
Lo studio Landor disegnò una bottiglia dotata di un lato piatto, che poteva restare in equilibrio anche se inclinata. In questo modo, l’acqua poteva essere versata nei bicchieri senza dover sollevare la pesante bottiglia, ma semplicemente inclinandola su un lato. La ricercatezza della bottiglia trasformò l’acqua Arrowhead in un oggetto di culto tra i consumatori.
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5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
8. Dal bourbon americano...
Per Landor non c’erano due
progetti uguali. Ognuno dei suoi lavori doveva esprimere il prodotto o la marca
in modo unico, così da raggiungere il consumatore in modo positivo e
significativo.
Nel 1955 la distilleria
Stitzel-Weller commissionò a Landor un decanter natalizio per il proprio
bourbon Old Fitzgerald. Landor spronò il proprio team verso direzioni
inesplorate. Il design finale, il decander ‘Candlelight’, fu scelto da una
selezione di 50 proposte creative.
Il decanter Candlelight ebbe un successo istantaneo non solo per il suo look futuristico, ma anche per la sua utilità. Il packaging permetteva al decanter di diventare anche un bel candeliere. Un uso alternativo del quale ne beneficiarono anche le vendite. Diverse famiglie ne acquistarono più di uno pur di avere un servizio completo di candelieri per la casa.
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6. Gli studi pionieristici sul mercato
7. La "sfida" alla Grande Mela
Il lavoro di Landor
contribuì a stimolare le ricerche sui comportamenti dei consumatori
nell’immediato dopoguerra, e aiutò a capire meglio alcune trasformazioni del
mercato. Solo pochi anni prima era lo stesso commesso del negozio a consigliare
ai clienti una marca di sapone, vernice, piselli o caramelle.
Si era passati, invece, a
un’epoca in cui era il packaging stesso a comunicare con il cliente.
Il design di Landor
incorporava forme e simboli riconoscibili, ma utilizzava nuovi materiali come
cellophane e fogli metallici. Combinando questi elementi con le strategie di
vendita, Landor creò uno stile commerciale assai moderno e influente.
Durante la prima metà degli
anni ’50, Landor consolidò la propria fama nel settore alimentare e beverage.
Partecipò come relatore a meeting e assemblee di categoria.
Nel 1952 fu tra i fondatori
del Packaging Designers’ Council.
Il fatto che la sede di Landor fosse San Francisco anziché New York, città simbolo della pubblicità e della comunicazione, fece parlare i giornali dell’epoca di “sfida” alla Grande Mela sul ruolo di capitale del design.
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1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
6. Gli studi pionieristici sul mercato
Walter Landor è ricordato
come un pioniere nel campo del branding e nelle ricerche sui consumatori.
Convinto sostenitore di un
design perfezionato con l’aiuto dei clienti, Landor voleva verificare sul campo
l’efficacia del suo design.
Durante i primi anni ’50,
Landor e il suo socio Lewis Lowe iniziarono a effettuare curiose scorribande
nei supermercati del vicinato.
I due soci, in camice
bianco, scombussolavano gli scaffali posizionandovi i prodotti da loro
disegnati. Poi, chiedevano ai consumatori di indicare quali prodotti avessero
comprato e perché, annotandone minuziosamente le risposte. Le interviste
creavano folle di curiosi, e spesso i proprietari dei supermarket erano
costretti ad allontanare i due designer.
Walter Landor riuscì ad
avere via libera per le sue interviste presso i supermercati Safeway, per i
quali avevano realizzato numerosi lavori. Landor acquisì una preziosa
esperienza recandosi fisicamente presso i supermercati e parlando direttamente
ai clienti, e interiorizzò alcuni principi legati al marketing e al packaging.
Verificò che, quando il packaging trasmette qualità da parte del produttore, comunica una promessa o un impegno verso il consumatore.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
5. L'affermazione nel settore beverage
Landor e sua moglie si
recarono personalmente su e giù per gli Stati Uniti alla ricerca di clienti,
nel corso innumerevoli viaggi in auto. Dopo un viaggio fino a Seattle dove
acquisirono la Sicks’ Select, ottenendo il loro primo lavoro in campo beverage.
Effettuarono il restyling
dell’etichetta della birra Sicks’ Select, con la quale vinsero il primo premio
nel 1948 presso la Small Brewers Association.
Il loro design innovativo spinse altre marche di birra a comunicare in modo diverso. I competitivi anni ’50 spalancarono le porte allo studio Landor, offrendo nuove eccitanti opportunità di lavoro.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
4. I primi clienti
Dopo la fondazione della sua
agenzia, Walter Landor continuo a insegnare le basi del design presso il San
Francisco School of Fine Arts. Qui incontrò Rodney McKnew, uno studente e
artista freelance che diventò presto suo associato.
I primi clienti della Landor
furono aziende locali. Walter e sua moglie collaborarono allo studio degli
interni per i magazzini Joseph Mangin, per il Pony Loung all’Hotel Don. Il
primo lavoro di Landor per un progetto retail fu per la S&W Fine Foods di
San Francisco.
La carenza di metalli durante la Seconda Guerra mondiale aveva costretto
i venditori di frutta e ortaggi in scatola a passare a barattoli di vetro, e la
S&W aveva bisogno di un’etichetta nuova e innovativa.
Walter Landor posizionò il
brand in una posizione strategica sull’etichetta, con il nome del prodotto bene
in evidenza al centro. Per i consumatori era più semplice individuare il
prodotto sullo scaffale, e per i commessi era più semplice prezzare i prodotti.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
3. La fondazione della Walter Landor & Associates
Nel 1939, Landor fu presentato a Glenn Wessels del California College
delle Arti e Mestieri di Oakland. Wessels lo invitò a insegnare nel nuovo
dipartimento di design industriale.
Landor aveva un metodo
orientato alla soluzione pratica di problemi concreti. Al di fuori della
classe, condusse un forum in cui “designer, insegnanti, architetti e uomini
d’affari potessero studiare gli sviluppi nel campo”.
Fu durante una di quelle lezioni
che Landor incontrò Josephine Martinelli,
che diventò sua moglie e la sua prima socia in affari.
Fu grazie al suo aiuto, infatti, che fondò la Walter Landor & Associates.
Parti precedenti:
1. La formazione di Walter Landor2. Il trasferimento negli USA
Landor si
recò negli Stati Uniti per partecipare alla Fiera Mondiale di New York, come
membro del team di design presso il padiglione britannico. Per familiarizzare
con lo stile americano didesign industriale, intraprese un viaggio attraverso
il paese. Landor voleva sperimentare di persona come i suoi colleghi americani
fossero riusciti così miracolosamente, e in modo così spettacolare, a ottenere
di più rispetto ai suoi colleghi londinesi.
Dopo essere arrivato a San
Francisco, decise istintivamente di stabilirsi lì.
Come affermerà in
seguito: “per me era una città che
guardava al mondo intero, una città costruita sulle tradizioni culturali
dell’Oriente e dell’Occidente. Dove altro avrei potuto vivere?”
Landor sarebbe diventato in seguito una delle forze motrici della creatività di San Francisco, contribuendo a costruire la buona reputazione della città nel panorama mondiale del design.
Parti precedenti:
Walter Landor nacque a Monaco nel 1913. Figlio dell’importante architetto tedesco Fritz Landauer, fu influenzato fin da
giovane dai movimenti del Bauhaus e
del Werkbund.
Benché poco più che
adolescente, Landor riconobbe il potere design nella comunicazione e nel
suscitare emozioni. Decise così di dedicarsi completamente in questo campo per
“disegnare prodotti di ogni giorno che fossero più belli, appetibili e
piacevoli per il grande pubblico, e che avessero contribuito a rendere la vita
più piacevole”
Walter Landor completò la
sua educazione nel 1931 presso il Goldsmith College School of Art alla London
University. Quattro anni dopo, collaborò alla fondazione della prima agenzia di
consulenza per l’industrial design, la Industrial
Design Partnership. A soli 23 anni, divenne il più giovane membro della Royal Society of Arts.
Quando si tratta di definire uno "stile Glaser", si incontrano non poche difficoltà. L’abbondanza dei lavori e l'incredibile diversità di stili e tecniche non aiuta a trovare un inequivocabile tratto distintivo di questo graphic designer. Glaser, inoltre, ha sempre evitato di ripetersi e di utilizzare cliché, rinnovandosi in continuazione.
Forse ciò che rende unico Glaser è
proprio questo suo suo personale approccio a risolvere i problemi. La sua visione personale
della grafica restò sempre imprevedibile e anticonvenzionale. Durante l'insegnamento si cercò sempre
di non influenzare troppo i giovani, stimolandoli al contrario a realizzare le loro personali visioni.
Parti precedenti
1. Milton Glaser, il rinnovatore2. La fondazione del Push Pin Studios
3. Imprenditore e graphic designer
4. I riconoscimenti di Glaser
5. Milton Glaser, "il Liberal"
Glaser era conscio del fatto
che la professione del graphic designer implica numerose responsabilità.
Un graphic designer,
sosteneva Glaser, è a metà tra l’artista e l’uomo d’affari. Il suo ruolo è di
regalare qualcosa alla società che verrà, qualcosa in cui la gente possa
identificarsi. Bisogna così creare progetti che propongano un cambiamento
positivo.
Glaser aggiornò il suo
celebre logo “I love NY” dopo la tragedia dell’undici settembre, applicando una
bruciatura sul cuore e cambiando il claim con “I love NY even more”. Si stima
che circa un milione di poster con il nuovo logo fossero stati distribuiti come
allegati al Daily News. Glaser intuì che il suo design rifletteva il sentimento
comune della nazione e dei newyorchesi.
Considerato da sempre un
designer “liberal” e progressista, ha sempre affrontato i suoi lavori con
passione e coinvolgimento. Atteggiamento che a volte gli ha causato qualche
difficoltà.
Quando il Museo
dell’Olocausto di Houston gli commissionò un poster per il decimo anniversario,
Glaser impiegò diversi mesi a terminarlo a causa del profondo coinvolgimento
personale.
Era infatti tormentato
dall’idea che moltissime persone ignorassero il reale significato
dell’Olocausto. Quando ebbe questa consapevolezza, ritenne di non riuscire a
compiere un lavoro all’altezza.
Parti precedenti
1. Milton Glaser, il rinnovatore2. La fondazione del Push Pin Studios
3. Imprenditore e graphic designer
4. I riconoscimenti di Glaser
Nel corso della sua carriera
ebbe una grandissima influenza sull’illustrazione e sul design contemporaneo.
Il suo lavoro ha vinto numerosi premi da parte dell’Art Directors Club, l’American
Institute of Graphic Arts, la Society of Illustrators e il Type Directors Club.
Nel 1979 è stato eletto Membro Onorario della Royal Society of Arts e il suo
lavoro è stato esposto al Musem of Modern Art, al Victoria and Albert Museum e
al Musee de l’affiche di Parigi.
Parti precedenti
1. Milton Glaser, il rinnovatore2. La fondazione del Push Pin Studios
3. Imprenditore e graphic designer
Glaser aveva un vero talento
nel creare imprese redditizie dove il suo lavoro avrebbe potuto fruttare.
Nel 1974 fondò il suo
studio, la Milton Glaser Inc. Ciò lo portò a cimentarsi con una grande varietà
di progetti. Con la sua agenzia Glaser realizzò il celeberrimo logo “I love
NY”, riprodotto all’infinito su spille, adesivi, magliette e merchandising di
ogni tipo.
Fondò il New York Magazine
insieme a Clay Falker, al tempo considerato uno dei migliori redattori sulla
piazza. I due lavoravano come una vera coppia creativa, completando il loro
lavoro a vicenda. Fu design director della rivista fino al 1977, anno in cui la
testata fu acquistata da Rupert Murdoch.
Creativo inesauribile, in
quel periodo realizzò un murale di
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1. Milton Glaser, il rinnovatore2. La fondazione del Push Pin Studios
Glaser e compagni avevano
intenzione di sviluppare un’arte distintiva, varia, eclettica e, soprattutto,
urbana.
Il lavoro di Glaser sarà
influenzato per sempre da un soggiorno in Italia come studente all’Accademia di
Belle Arti di Bologna, dove lavorò insieme a Giorgio Morandi.
Nel 1954 Glaser tornò negli
USA e, insieme ad alcuni suoi compagni di classe della Cooper, fondò il Push
Pin Studios. Per i successivi 20 anni, il loro lavoro esercitò un’immensa
influenza sui designer e sugli illustratori degli Stati Uniti e di tutto il
mondo. Un’influenza che continua tuttora.
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Milton Glaser (1929) è un graphic designer tra i più famosi del XX secolo. Il suo
lavoro è caratterizzato dal suo essere diretto, semplice e originale. Glaser ha
utilizzato qualsiasi mezzo o stile per risolvere qualsiasi problema grafico. Il
suo stile spazia dal primitivismo all’avanguardia, ha realizzato innumerevoli
copertine di libri e LP, campagne pubblicitarie, direct mailing e illustrazioni
per riviste.
Si è diplomato alla New York City’s High School of music & Art nel
1947, laureato alla Cooper Union nel 1951.
Il periodo dell’immediato
dopoguerra era caratterizzato da un grande ottimismo e voglia di
rinnovamento.Glaser e parecchi dei suoi compagni di classe furono protagonisti
di questo rinnovamento, in particolari nelle arti applicate. All’epoca l’espressionismo
astratto si stava già cristallizzando in qualcosa di accademico, con le sue
rigide regole. Nel design, lo stile Svizzero stava degenerando in una schiera
di imitatori che applicavano un glaciale formalismo.
Kurt Fiedler
fu premiato al Congresso Internazionale di Pubblicità di Berlino nel 1929. Successivamente
la sua fama crebbe, in particolar modo per i suoi disegni per l’infanzia. L’industria
del turismo, Villeroy & Boch, e
la federazione tedesca di ciclismo, furono tra i suoi più importanti clienti.
Kurt Fiedler
realizzò illustrazioni per libri di testo di case editrici Steinkopff, Teubner e Rudolph.
Curiosamente, illustrò anche il libro Juedische
Witze (Barzellette ebraiche), nelle due edizioni negli anni 1928 e 1930,
utilizzando lo pseudonimo di H. Itler, un chiaro riferimento ironico al dittatore.
In più, Fiedler disegnò vari
titoli della serie Talisman-Buechere,
una serie di successo edita da Harry
Winfield Bondegger e pubblicata dalla Rudolph, legata al movimento del
Nuovo Pensiero. Alcuni libri di questa serie furono banditi dai nazisti.
Fiedler è considerato oggi
come uno dei principali autori di poster della Germania Est nel dopoguerra.
Molti dei suoi lavori possono essere trovati presso il Museo storico tedesco, l’Akademie der Kunste e l’archivio federale tedesco. Tra i suoi lavori più famosi del periodo c’è Junkerland in Bauernhand, un poster cinematografico disegnato per il DEFA. A questo periodo risalgono circa 34 suoi manifesti cinematografici.
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1. Kurt Fiedler, tra graphic design e politica2. La formazione di Fiedler
3. Fiedler e la Seconda Guerra Mondiale
4. Fiedler illustratore
Kurt Fiedler
si guadagnò una certa notorietà con le sue copertine per la serie di romanzi
d’avventura Fahrten und Abenteuer
(Viaggi e avventure), edite dal direttore del famoso circo Sarrasani. Si stima che questa serie, consistente in circa 100
libri, sia stata edita per 10 milioni di copie complessive.
Insieme a Hermann Haefker, che morì in seguito
nel campo di concentramento di Mathausen, Fiedler realizzò un libro di
astronomia (Das Sternbielder Buch)
per il Duererbund nel 1926. Tra le
ambizioni del Duererbund c’era infatti di diffondere tra i giovani l’amore per
la conoscenza e per la natura.
Nello stesso anno, Dresda fu una delle prime città a dotarsi di un planetario a proiezione di Walther Bauersfeld (Zeiss model II) e Fiedler fu scelto per realizzare la campagna promozionale. Disegnò poster, pubblicità per quotidiani e illustrò alcuni libri con la direzione di Kurd Kisshauer (più tardi quest’ultimo collaboratore di Goebbels).
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1. Kurt Fiedler, tra graphic design e politica2. La formazione di Fiedler
3. Fiedler e la Seconda Guerra Mondiale
Allo scoppio della Seconda
Guerra mondiale Kurt Fiedler fu
impiegato come traduttore presso il campo di Zeithan, costruito dai prigionieri
francesi a partire dal 1940. Fiedler ricevette minacce dopo aver protestato
contro le condizioni inumane in cui venivano trattati i prigionieri. Lasciò l’esercito
nel 1942 per via della sua salute cagionevole e iniziò a guadagnarsi da vivere
come disegnatore tecnico presso l’Università di Tecnologia di Dresda.
La Duererbundhaus fu completamente distrutta durante il bombardamento
di Dresda del 1945. Dopo la guerra
Fiedler e la sua famiglia tornarono alla casa natale a Eichbusch. Fece parte della direzione dell’Associazione di Belle
Arti a Dresda.
Anche dopo la guerra, fu messo ai margini della società per via della sua militanza nel Partito di Unità Socialista della Germania.
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1. Kurt Fiedler, tra graphic design e politica2. La formazione di Fiedler
Durante la Prima Guerra
Mondiale Fiedler fu inviato come
soldato sul fronte francese. Imparò da sé il Francese e divenne traduttore.
Dopo il 1920 Fiedler e la sua famiglia presero un appartamento presso il Duererbundhaus a Blasewitz, un importante centro culturale.
Qui, il poeta Ferdinand Avenarius rappresentava la
principale avanguardia culturale di
tutti i paesi di lingua tedesca del tempo, il Duererbund.
In questo ambiente
stimolante Kurt Fiedler fece i primi importanti lavori. Disegnò la testata del
quotidiano socialdemocratico Dresdner
Volkszeitung. Tra gli amici di Fiedler c’era anche il pittore ebreo Bruno Gimpel, con il quale rimase in
amicizia anche dopo la presa del potere dei nazisti.
Fiedler ebbe subito problemi con i nazisti a causa del suo impegno politico, e subì alcune perquisizioni domiciliari. Contrariamente alle direttive del partito nazista, non rinunciò a frequentare l’ambiente culturale europeo: nel 1937 visitò l’expo di Parigi, dove fu profondamente impressionato dal lavoro di Pablo Picasso.
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Friedrich Kurt Fiedler (1894-1950) è stato un graphic designer tedesco,
celebre per i suoi poster e illustrazioni editoriali. Esponente del partito
socialdemocratico durante la Repubblica di Weimar, subì persecuzioni a causa
della sua attività politica.
Kurt Fiedler nacque nel
piccolo villaggio di Eichbusch vicino Dresda. Figlio di un carpentiere, a
scuola diede subito prova del suo talento precoce. Un suo insegnante convinse
così i genitori a dargli un’educazione artistica dopo il completamento della Volksschule.
Intorno al 1910 frequentò le
classi serali della Kunstgewerbeschule di Dresda, insieme a Hermann Gloeckner
ed Edmund Schuchardt, che successivamente diventeranno famosi rispettivamente
come pittore e come architetto.
Fiedler e Gloeckner
divennero amici e frequentarono insieme i corsi di disegno di Carl Rade. Dal
1911 al 1915 Fiedler ricevette un’istruzione specializzata seguendo i corsi di
Richard Guhr e Josef Goller.
Tom Eckersley conservò gli originali di molti dei suoi poster che utilizzò spesso
come esempi didattici per le sue lezioni. L’immenso archivio di Eckersley conteneva
anche numerosi lavori creati per puro piacere personale, come una serie di
poster cinematografici che ritraevano i volti di note star Hollywoodiane, stampati
in poche copie solo per eventi molto particolari.
Eckersley morì
nel 1997, due anni dopo una retrospettiva del suo lavoro tenuta presso il London College of Printing. Una
collezione delle sue opere è disponibile presso la University of Arts di Londra.
Parti precedenti:
1. La coppia Eckersley/Lombers2. I primi lavori di Eckersley
3. Eckersley durante la Seconda Guerra Mondiale
4. Eckersley e l'insegnamento
5. L'influenza di Eckersley
Tom Eckersley coniugò la professione con l’insegnamento, diventando uno dei più
influenti graphic designer del secolo scorso. Oltre a poster e illustrazioni
realizzò anche copertine di riviste e loghi. Spesso impiegò la tecnica del
collage. Ma il suo stile si distingue per la capacità di testo e immagini di
veicolare in modo diretto messaggi complessi.
Tra i clienti che si sono
affidati alla coppia Eckersley-Lombers: Shell-Mex, British Petroleum, BBC,
London Transport, Ministry of Information, General Post Office, Gillette, WWF e
molti altri.
Parti precedenti:
1. La coppia Eckersley/Lombers2. I primi lavori di Eckersley
3. Eckersley durante la Seconda Guerra Mondiale
4. Eckersley e l'insegnamento
Nel 1954 Eckersley iniziò una collaborazione con
il London College of Printing. Diede
inizio al primo corso pre-laurea di graphic design del Regno Unito.
Eckersley fu a capo del
Dipartimento di Design del college dal 1957 al 1977.
Durante questo periodo
continuò sempre a lavorare. Oltre a realizzare poster per la scuola dove insegnava,
accettò lavori da parte di importanti marchi, come lo United Nations Children Fund e il WWF.
Da qui in avanti, Eckersley
fu sia un insegnante sia un professionista. Ciò gli permise di divulgare presso
i suoi studenti tutto ciò che riguardava le ultime tendenze del design, creando
un importante punto di contatto tra il mondo accademico e quello economico.
Parti precedenti:
1. La coppia Eckersley/Lombers2. I primi lavori di Eckersley
3. Eckersley durante la Seconda Guerra Mondiale
La partnership tra Eckersley e Lombers terminò con
l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Entrambi i soci furono assegnati a
reparti militari distinti e le pubblicità commerciali ebbero un drastico declino.
Eckersley iniziò a disegnare
poster per la Royal Society for the
Prevention of Accidents (RoSPA),
dedicata a quei lavoratori di fabbriche e aziende che sostenevano l’esercito.
Questi poster colpiscono per
la loro schiettezza. Il testo è essenziale: la forza della comunicazione è
tutta delegata all’illustrazione. Lo stile di Eckersley, che utilizza campiture
di colore piene e silhouette, si consolida.
Eckersley fu arruolato nella
Royal Air Force come cartografo.
Successivamente fu trasferito al settore pubblicitario del Ministero
dell’Aviazione. Il nuovo impiego permise a Eckersley di lavorare da casa e di
impegnarsi nuovamente su progetti commerciali come quelli per il General Post Office.
Nel 1948 Eckersley ricevette
l’Ordine dell’Impero Britannico per il suo servizio nella realizzazione di
poster. Durante la guerra, i poster avevano infatti acquisito uno status di
prim’ordine accanto agli altri mass media, grazie alla loro capacità di
veicolare messaggi complessi.
Dopo la guerra la pubblicità commerciale subì una nuova contrazione, soprattutto a causa delle ristrettezze finanziarie e del razionamento. Ma Eckersley continuò a lavorare, ottenendo importanti lavori dalla Gillette e dal General Post Office. Curò anche le illustrazioni di alcuni libri, come “Cat O’Nine Lives” (1946), edito da sua moglie.
Parti precedenti:
1. La coppia Eckersley/Lombers2. I primi lavori di Eckersley
I poster di Eckersley e Lombers erano funzionali e
di grande impatto estetico: perfettamente adatti ai requisiti richiesti dalla
comunicazione pubblicitaria.
La coppia realizzava dei
poster a grandezza naturale: visual e lettering erano sempre disegnati a mano.
In quel periodo, infatti, il poster e i mass media erano in grande crescita. Il poster era uno dei mezzi più semplici ed efficaci per raggiungere un pubblico di massa. Poiché gli spazi pubblicitari autorizzati erano piuttosto costosi, i poster dovevano essere diretti ed efficaci: i passanti dovevano conservarne memoria anche a una rapida occhiata.
Parti precedenti:
Tom Eckersley è stato tra i pionieri del
graphic design nel Regno Unito. Specializzato nella realizzazione di poster, ci
ha regalato alcuni dei migliori esempi del genere.
Nato il 30 settembre
Nel 1934 Eckersley si
trasferì a Londra e iniziò la carriera di grafico pubblicitario freelance. Fu
accompagnato da Eric Lombers
(1914-1978), suo compagno di classe e futuro socio in affari.
Nicolas Jenson ha anche fondato due compagnie per il commercio di libri, nel 1475 e
nel 1480, con il nome di Johannes de
Colonia, Nicolaus Jenson et socii.
Del 1482 è una piccola
pubblicità per i libri di Jenson:
“Non ostacolare l’occhio altrui, ma piuttosto aiutalo e fagli del bene. Inoltre, i caratteri sono elaborati in modo tanto intelligente e meticoloso che le lettere non sono né più piccole, né più grandi, né più spesse di quanto la ragione o il piacere richiedano.”
Dopo la morte di Jenson, nel
1480, i suoi caratteri furono utilizzati dalle Edizioni Aldine. I caratteri tipografici di Jenson hanno avuto
grande importanza fino ai nostri giorni. Ad essi sono ispirati il “Centaur”
(1914) di Bruce Rogers, il “Cloister
Old Style” (1926) di Morris Fuller
Benton, e l’ ”Adobe Jenson” (1996) di Robert
Slimbach.
Parti precedenti:
1. L'apprendistato di Nicolas Jenson2. Le creazioni di Jenson
Nicolas Jenson tornò in Francia nel 1461, alla morte di re Carlo VII, dopo aver
appreso al tecnica di fondere caratteri mobili. Iniziò per lui un periodo di
peregrinazioni – sembra – per una sua antipatia verso il regno di Luigi XI.
Dopo un breve soggiorno a
Francoforte, si stabilì a Venezia nel 1467, dove aprì una sua stamperia, pubblicando
circa 150 titoli.
Nicolas Jenson progettò il suo primo carattere tondo ispirandosi ai principi della tipografia, anziché ai vecchi manoscritti: apparve nell’edizione del 1470 del “De Evangelica Praeparatione” di Eusebio di Cesarea. Jenson realizzò anche un carattere greco nel 1471, da utilizzare nelle citazioni, e un littera textualis nel 1473 – che utilizzò nei libri di storia e medicina.
Parti precedenti:
Nicolas Jenson, pioniere della tipografia (parte 1/3)
Nicolas Jenson nacque nel
Jenson sarà ricordato come
il creatore di quello che sarà chiamato “Venetian
oldstyle”, carattere da stampa che imitava la calligrafia manuale, e che
servirà da modello per la nascita del Garamond
e dell’Aldus.
Incaricato come Maestro
presso la zecca reale francese a Tours, nel 1458 si trasferì a Magonza. Qui,
aglio ordini di re Carlo VII, per tre anni imparò l’arte di fondere caratteri
mobili. Anche se non ci sono prove storiche certe, si ipotizza che Jenson abbia
imparato l’arte sotto la supervisione dello stesso Gutenberg. Tuttavia, quando Jenson arrivò a Magonza esistevano già
molti stampatori presso i quali avrebbe potuto acquisire esperienza.
Nel 1860 Dresser abbandonò la botanica per dedicarsi al design. Aprì uno
studio che fin dall’inizio incontrò grande successo. Dresser realizzò design di
oggetti in metallo, ceramiche, vetri, piastrelle, tessuti, carte da parati e
mobili in ghisa per almeno trenta dei più importanti produttori
britannici, fra cui Coalbrookdale & Co.
Gli oggetti in metallo placcato sono
notevoli per la semplicità geometrica che prefigura il linguaggio formale del
Movimento Moderno. Questi manufatti, inoltre, dimostrano ciò che Dresser
descriveva come «la varietà delle
lavorazioni, la semplicità di esecuzione e l’audacia del design» dell’arte
applicata giapponese.
Dresser fu uno dei primi europei a promuovere la qualità dell’arte giapponese; i suoi progetti all’avanguardia, inoltre, riflettevano la sua fiducia nella produzione industriale e la sua ricerca di «verità, bellezza, potenza». A parte la sua importanza come riformatore e teorico del design del XIX secolo, Dresser fu anche uno dei primi professionisti del disegno industriale. E’ morto in Alsazia nel 1904.
Parti precedenti:
2. La meccanizzazione3. L'industria dell'acciaio
4. Lo sviluppo dei trasporti
5. Gli inizi della "cultura del design"
6. Design e manifattura tradizionale
7. Wedgwood e la produzione di ceramiche
8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
13. I contributi di Wedgwood
14. La Grande Esposizione di Londra
15. Il progetto del Crystal Palace
16. Il successo dell'Esposizione di Londra
17. La Art Botany di Christopher Dresser
Nato a Glasgow nel 1834, Christopher Dresser ha studiato
dal 1847 al 1854 alla Government School
of Design di Londra, dove ebbe come docente il botanico John Lindley e dove egli stesso ha insegnato per quattordici anni.
Fautore della «Art Botany», una raffigurazione della natura stilizzata ma basata
su dati scientifici, Dresser contribuì a sostituire al pomposo e falso
naturalismo dello stile alto vittoriano una forma di decorazione più
stilizzata.
Nel 1857 fu nominato professore di
botanica applicata alle Belle Arti, presso la School of Design di South
Kensington. Pubblicò anche vari articoli nell’«Art Journal» e tre libri che lo
resero celebre e gli assicurarono un dottorato onorario dell’Università di
Jena.
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2. La meccanizzazione3. L'industria dell'acciaio
4. Lo sviluppo dei trasporti
5. Gli inizi della "cultura del design"
6. Design e manifattura tradizionale
7. Wedgwood e la produzione di ceramiche
8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
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12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
13. I contributi di Wedgwood
14. La Grande Esposizione di Londra
15. Il progetto del Crystal Palace
16. Il successo dell'Esposizione di Londra