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Un consolidamento generale di tutta la
tendenza artistica, dal
Nel 1883 infatti, si giunge a un momento
importante in cui le singole correnti, spesso già collegate fra loro (come la Morris Company, la Century Guild e i maestri più o meno indipendenti, come nel caso di
Dresser), confluiscono nelle Arts and Crafts Exhbition Society,
un’organizzazione nata appunto per sostenere importanti mostre, dentro e fuori
il Regno Unito.
L’importanza dell’attività di molti
partecipanti alle esposizioni delle Arts and Crafts, è di aver indicato già
molte tendenze del funzionalismo moderno, con un rapido superamento della
stessa Art Nouveau.
E’ il sogno dei pionieri del Movimento Moderno - artisti e architetti - i quali pensano di riedificare la società sulla base di una progettazione totale dell’ambiente e di assicurare all’uomo una vita finalmente integrata e armonica. E’ l’antico sogno romantico che si trasforma in operatività concreta, nell’attività immanente del progetto. In Inghilterra, prima che altrove, si va verso una maggiore semplificazione formale e verso una colta specializzazione.
Parti precedenti:
1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
7. La Kelmscott Press di Morris
8. Il rinnovamento nelle arti decorative
9. Arthur Mackmurdo
10. Charles Ricketts
11. Grafica editoriale e modern style
12. Aubrey Beardsley
13. Arti decorative e design
La decorazione piana e bidimensionale accomuna
anche chi opera prevalentemente sulla forma plastica, sull’oggetto
tridimensionale, da Mackmurdo a Vosey, a Ashbee, quest’ultimo fondatore di uno dei più prestigiosi
laboratori di design, la Guild of
Handicraft.
Tutti impegnati anche in campo architettonico questi autorevoli esponenti del Movimento artistico inglese utilizzano il disegno prevalentemente in funzione dei progetti di design, senza per questo rinunciare all’ornamento.
Charles
Annesley Voysey
(1857-1941), ad esempio, caratterizza spesso le sue composizioni con una
stilizzazione audace di elementi floreali e animali, e inoltre disegna
alfabeti. Egli parte dagli stessi presupposti di Morris, ma in un clima
culturale decisamente più aggiornato.
Su di lui e i suoi amici, Van de Velde disse: «Fu come se fosse arrivata la primavera».
Anche Ashbee parte dai princìpi di Ruskin
e Morris, sostenendo che «le arti costruttive e decorative sono la
vera spina dorsale della civiltà artistica», e che ogni oggetto dovrebbe essere
fabbricato «in condizioni piacevoli...».
Prendendo le mosse da Philip Webb e
da Norman Show, Ashbee diverrà uno
degli architetti più significativi dell’Inghilterra del periodo a cavallo di
secolo.
Parti precedenti:
1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
7. La Kelmscott Press di Morris
8. Il rinnovamento nelle arti decorative
9. Arthur Mackmurdo
10. Charles Ricketts
11. Grafica editoriale e modern style
12. Aubrey Beardsley
Nel 1894 vede la luce The Yellow Book, di cui sarà unico
protagonista Aubrey Beardsley (1872-1898),
destinato a influenzare grandemente la grafica editoriale. Beardsley,
interprete di una brevissima ma fulgida carriera, è unanimemente considerato il
più illustre tra i disegnatori inglesi.
«A
vent’anni aveva già pienamente interpretato il gusto fine secolo con una serie
di disegni sorprendenti per audacia e, anche, per artificiosità». Così Tschudi Madsen, uno dei massimi
esperti dell’Art Nouveau, che continua: «Il
più importante contributo dato da Beardsley allo sviluppo dello stile lineare,
consiste forse nella sua straordinaria capacità di rendere attivi, con il solo
gioco della linea, sia lo spazio racchiuso da un contorno, cioè, per
intenderci, lo spazio su cui campeggiano le sagome di oggeetti e figure».
E’ riscontrabile una certa similitudine
fra il disegno di Beardsley e quello di Ricketts, ma mentre quest’ultimo si
propone come progettista grafico, dimostrando un perfetto controllo dei mezzi
tecnici, dall’intaglio dei legni per le immagini all’uso dei caratteri da
stampa, il primo è soprattutto illustratore, a tal punto che smentendo in parte
l’insegnamento di Morris, in Beardsley
testo e immagini non risultano in relazione tra loro, ma risultano del tutto
indipendenti. In tutta l’arte grafica inglese, e in particolare fra i
componenti delle Arts and Crafts, è comunque evidente l’interesse per la
decorazione piana e bidimensionale.
Parti precedenti:
1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
7. La Kelmscott Press di Morris
8. Il rinnovamento nelle arti decorative
9. Arthur Mackmurdo
10. Charles Ricketts
11. Grafica editoriale e modern style
In tutto il periodo in cui si manifesta
il Modern Style inglese, la grafica
appare quasi sempre finalizzata al mondo editoriale, campo in cui gli inglesi
vantano indubbiamente dei primati.
Oltre a The Century Guild Hobby Horse di Mackmurdo e a The Dial di Ricketts (del
1899), negli anni Novanta nascono altre riviste. Nel 1893 viene pubblicato il
primo numero di The Studio, il più
importante veicolo per la diffusione mondiale delle nuove tendenze artistiche.

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3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
7. La Kelmscott Press di Morris
8. Il rinnovamento nelle arti decorative
9. Arthur Mackmurdo
10. Charles Ricketts
Anche Charles Ricketts (1866-1931) è stato attivo come pittore,
illustratore, incisore, designer, scenografo, collezionista. Di notevole
significato editoriale è la sua collaborazione con Oscar Wilde, per il quale illustra e decora vari volumi.
Lo studio del rapporto fra testo e
immagine viene da lui sviluppato nella linea di Morris e della Kelmscott Press,
ma approfondita in una indagine di più rigido geometrismo. Il libro viene
concepito da Ricketts in termini già molto moderni, come un fatto di design, ed
egli ne cura tutti gli aspetti, dalla rilegatura ai risguardi e, naturalmentee,
alla stessa impostazione della pagina. L’interesse e la passione per l’arte
tipografica, portano Ricketts nel 1896 a fondare la Vale Press.
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5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
7. La Kelmscott Press di Morris
8. Il rinnovamento nelle arti decorative
9. Arthur Mackmurdo
Nell’Inghilterra del XIX secolo operano
alcuni artisti, decoratori e architetti che, partendo dagli stessi principi enunciati
da Ruskin, da Morris e dai citati riformatori del disegno, sapranno creare un
movimento che si rivelerà anticipatore dell’Art Nouveau sviluppatosi poi sul continente.
A cominciare da Arthur H. Mackmurdo (1851-1942), che già nel 1883 disegna un frontespizio
di un suo libro sulle chiese londinesi di Wren, da cui emergono notevoli
indicazioni di un nuovo orientamento decorativo. Inoltre disegna la copertina
della rivista da lui fondata, The Century
Guild Hobby Horse, prestigioso veicolo-guida per le nuove arti decorative.
Qui viene maggiormente intensificata la
funzione decorativa dell’illustrazione, che si integra compositivamente con il
testo, secondo una nuova concezione grafico-editoriale.
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3. Gli ornamenti di Owen Jones
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5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
7. La Kelmscott Press di Morris
8. Il rinnovamento nelle arti decorative
William Morris non avrebbe potuto
sostenere per intero tutto il peso del rinnovamento delle arti decorative
inglesi se parallelamente non ci fossero state altre esperienze che
contribuirono notevolmente all’evoluzione verso il Modern Style.
Va sottolineato che ci fu una volontà
allargata a favore del riformismo e, prima ancora che venisse riscoperta l’arte
giapponese, prese avvio una notevole «tendenza
all’universalismo decorativo» (Schmutzler). Anche Morris, ad esempio,
consultò ampiamente la Grammar of
Ornament di Owen Jones.
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1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
7. La Kelmscott Press di Morris
Morris, pur assorbito da questioni politiche e
avendo dunque meno tempo da dedicare al disegno e alla progettazione, nel 1890
fonda la Kelmscott Press, tipografia
per la realizzazione di libri e stampe rare. Alla Kelmscott Press si stamperanno importanti edizioni (oltre una
cinquantina di edizioni rare), soprattutto i classici dell’alto Medioevo
inglese, come le opere di Chaucer.
La grafica della pagina si ispira ai
codici miniati o alle edizioni italiane del Qauttrocento sia nei fregi, sia nei
caratteri da stampa. Morris predilige i caratteri latini, ed egli stesso ne
disegna alcuni, tra cui il famoso «Golden type». Determinante, per i fregi
disegnati dallo stesso Morris (altri erano di Burnes-Jones), risultano i suoi studi floreali per le carte da
prati e per i tessuti.
Quella ricerca dell’intreccio decorativo
perfettamente equilibrato tra pieni e vuoti, l’annullamento del naturalismo a
favore dell’elemento simbolico bidimensionale, il raffinato rapporto cromatico
tra soggetto e sfondo, il contrasto del bianco e nero nella pagina stampata
fino a raggiungere l’ambivalente valore grafico del negativo-positivo. Nel
periodo fra il 1872 e il 1875, ghirlande di fogli e rami che s’intrecciano,
costituiscono il primo motivo tipico di questi suoi disegni.
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1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
5. L'Esposizione di Londra del 1851
6. La Morris, Marshall & Faulkner
Nel 1861 William Morris (1834-1896) fonda e avvia la prima delle imprese da
lui avviate nei tre decenni successivi: la Morris,
Marshall and Faulkner, orientata all’attività di Belle Arti, incisione,
produzione di mobili e metalli, con la collaborazione di tutti gli amici della
sua cerchia. La fondazione avviene nella sua dimora di campagna, dov’era
possibile lavorare in piena tranquillità: la «Red House», progettata secondo
l’ispirazione medioevale dell’amico Philip
Webb.
Qualche anno dopo avvia un contratto di
collaborazione con un’industria specializzata nella produzione di carte da
parati, la Jeffrey & Co.,
diretta da Metford Warner. Nella sua
infaticabile ricerca per una produzione di carte e tessuti secondo criteri
decorativi e ornamentali del tutto innovativi, e che influenzeranno anche la
sua attività grafica, nel 1881 avvia a Merton
Abbey una fabbrica per la realizzazione di tessuti stampati. Quattro anni
dopo Morris avrà oramai prodotto trentatrè disegni per carte da parati e
cinquantadue stoffe stampate o tessute.
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1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
5. L'Esposizione di Londra del 1851
Quando a Londra si tiene la prima Grande
Esposizione Universale, William Morris
ha appena diciassette anni e pertanto, i suoi giudizi su tale avvenimento
maturano a posteriori.
La critica agli inaccettabili scenari del
gusto evidenziati dopo l’Esposizione londinese, verrà incrociandosi con la
progressiva crisi degli equilibri vittoriani e il crescente rifiuto, da parte
degli intellettuali britannici, delle condizioni della società del capitale in
espansione.
A partire dal 1851, tema dominante del
dibattito diventerà non tanto il problema del rapporto arte/industria, quanto
quello della relazione arte/società. In contrapposizione alle tendenze di
sviluppo capitalistico, Ruskin e
Morris proporranno utopici ritorni a ideali comunità tardo-medioevali
caratterizzate da un’armonia di relazioni sociali rispecchiate da altrettanto
armonici ambienti, architetture, oggetti.
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1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
4. La linea e la forma
Con Christopher
Dresser siamo a un totale superamento dell’idea di imitazione della natura
e ci avviciniamo al simbolismo. «Le curve
- egli sostiene - saranno tanto più belle
quanto più saranno complesse» definendo le sue stesse curvature «flessibili ed energetiche».
Con le nuove teorie sul disegno la linea
tende a prevalere sulla forma assumendo una sua vitalità interna, e prima dei
fondamentali scritti di Henry van de
Velde sulla «linea-forza», va considerata illuminante la tesi di Walter Crane elaborata tra il 1888 e il
1893, poi sfociata nella pubblicazione di Line
and Form (1900).
Egli è interessato in primo luogo alla
linea e al suo potere di espressione, la linea che può assumere anche una
capacità simbolica: «La linea è
importante più di ogni altra cosa. Il design deve fondarsi sulla linea: linea
determinante, enfatizzante, delicata, espressiva, linea che controlla e che
unisce».
Line
and Form può essere
considerato uno dei testi fondamentali di tutta la didattica del disegno e
della grafica Art Nouveau. Crane individua tre metodi nella realizzazione dei
disegni: a) per sola linea di contorno; b)per contrasto tra rilievo e fondo; c)
per ombreggiatura della forma. All’interno di questa indagine emergono evidenti
tracce di un processo di evoluzione del disegno verso soluzioni astratte.
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1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
3. Gli ornamenti di Owen Jones
Un classico della didattica nel campo del
disegno è certamente l’opera di Owen
Jones, The Grammar of Ornament,
del 1856, che si avvale tra l’altro di un centinaio di tavole a colori con
circa mille esempi di ornamenti.
Egli sostiene che «il segreto del successo di ogni ornamentazione è la produzione di un
vasto effetto generale mediante la ripetizione di pochi elementi semplici».
Jones pone l’accento sul «principio del valore intrinseco della
linea, la forza organica delle piante e la struttura-simbolo».
Sostiene che il raccordo tra le linee
ondulate e linee curve, o tra linee curve e linee rette, dovrebbe essere
tangenziale, come d’altra parte avviene in natura. Jones è sicuramente tra i
primi a introdurre nel dibattito alcune intuizioni di psicologia della
percezione.
Parti precedenti:
1. L'opposizione tra geometrismo e naturalismo2. Nascita di una disciplina grafica
La contrapposizione tra geometrismo e
naturalismo si rivelerà ben presto un falso problema, superato dagli artisti
dell’Art Nouveau: nella riscoperta
della grafica della tradizione giapponese, orientano tutte le loro ricerche
verso l’organico-astratto, facendo così convivere i due poli, causa di
precedenti conflittualità.
Esistono inoltre altri riferimenti di
notevole importanza per la costituzione di una disciplina grafica secondo gli
intendimenti moderni. Innanzitutto i metodi di alcuni riformatori inglesi del
disegno, i quali hanno saputo creare un nuovo lessico espressivo nel campo
dell’arredamento, aprendo la strada a nuove ricerche.
Primo caso è probabilmente quello di Augustus Pugin, che teorizzando sulla decorazione d’interni, nel 1848, si oppone a ogni forma di rilievo ombrato ed è contro l’illusorietà, a favore di un disegno bidimensionale e contornato. Poi nei deceenni successivi sarà la volta dei riformatori vittoriani, come Henry Cole, Owen Jones, Christopher Dresser e Walter Crane.
Parti precedenti:
Kolo
Moser elabora le sue
esperienze sulle precedenti osservazioni fatte sulle «Katagami», le mascherine
giapponesi per stampare i tessuti. Collegando tra loro le forme dipinte di
queste mascherine intravede la possibilità di costruire un disegno più
complesso secondo un ordine rigoroso e ben ritmato.
Già nel 1899 egli pubblica in «Ver Sacrum» una serie di Flachenmuster (disegni per tessuti,
carte da parati, tappeti), impaginati come motivi decorativi a integrazione del
testo, che anticipano di due anni la pubblicazione della serie «Die Quelle» per l’editore Gerlach.
Tavole, queste ultime, in cui è contenuta
una sufficiente campionatura di espressioni grafiche, di elaborazioni
geometriche dei motivi figurativi, di interpretazioni cromatiche, di
riferimenti agli emblemi orientali e ai giochi dei caleidoscopi, il tutto
supportato da un rigoroso controllo della struttura geometrica. Con queste
tavole Kolo Moser darà il suo maggior contributo alla grafica moderna.
Parti precedenti:
1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
3. La fondazione del Klimtgruppe
4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
6. Le radici dello "Stile secessione"
7. Nascita del "Glasgow Style"
8. Il design di Mackintosh
9. Il leitmotiv del quadrato
10. Il gusto viennese
11. Josef Hoffmann
12. La Wiener Werkstaette
13. L'architettura di Hoffmann
14. Koloman Moser
15. Le composizioni bidimensionali di Koloman Moser
L’importanza della forma negativa nelle
composizioni bidimensionali è una delle maggiori scoperte di alcuni artisti del
periodo Art Nouveau. Questa scoperta
è stata probabilmente suggerita dall’osservazione della sintesi di
rappresentazione della grafica giapponese nel trattare le masse di bianco e
nero.
Kolo
Moser giunge a certe sue
conclusioni imboccando la via dell’esempio pragmatico, della sperimentazione,
lavorando freneticamente su un’infinità di progetti che vanno dal disegno per
tessuti e carte da parati alla decorazione di mobili da lui stesso disegnati.
La tendenza è di rendere astratto
l’elemento figurativo, togliendoli qualsiasi riferimento realista e di
pedissequa descrizione naturalista. La sua maggiore invenzione in campo grafico
è la costruzione di patterns per
composizioni interattive e l’alternanza di figure positivo-negativo (definita
dal Gombrich in «controscambio»), il tutto spinto sul piano della reversibilità
percettiva.
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3. La fondazione del Klimtgruppe
4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
6. Le radici dello "Stile secessione"
7. Nascita del "Glasgow Style"
8. Il design di Mackintosh
9. Il leitmotiv del quadrato
10. Il gusto viennese
11. Josef Hoffmann
12. La Wiener Werkstaette
13. L'architettura di Hoffmann
14. Koloman Moser
Soltanto lavorando all’interno della
Secessione al fianco di Olbrich e di
Hoffmann, soprattutto dopo la
fondazione di «Ver Sacrum» Koloman Moser
affina maggiormente le simbologie mitologiche, in parte influenzato anche da Klimt, applicandovi però un disegno più
asciutto e rigoroso, composto non solo del tratto, ma principalmente di pieni e
vuoti.
Con il 1898 la sua attività diventa molto
intensa e da quel momento, fino al 1906, quando abbandonerà il campo su tutti i
fronti per ritirarsi a svolgere l’unica attività di pittore, darà il meglio di
sé come grafico, come designer, come professore. All’inizio del nuovo secolo
sono diverse le fabbriche che presentano nella loro produzione progetti di
design di Kolo Moser; si va dai vetri di Bakalowits
ai mobili di Prag Rudniker, ai
tessuti di Backhausen, e altro
ancora.
Nell’arte grafica, numerosi sono i
rimandi all’arte giapponese da parte di Moser, come le figure molto allungate e
stilizzate (manifesto del 1902 per la Secessione); i primi piani molto
esasperati (vignetta per «Ver Sacrum» n. 11, 1898); le figure sintetizzate in
una macchia di colore (Fromme Kalender,
1898), e altre affinità con i modelli dell’arte giapponese che coinvolgono la
maggior parte della sua attività grafica. E proprio partendo da questa
ispirazione formale e tecnica egli sviluppa, inoltre, una interessante ricerca
di origine «gestaltica», legata all’ambiguità nella percezione di alcune figure
(composizioni di pesci e uccelli, ad esempio) rappresentate in positivo-negativo.
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4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
6. Le radici dello "Stile secessione"
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8. Il design di Mackintosh
9. Il leitmotiv del quadrato
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11. Josef Hoffmann
12. La Wiener Werkstaette
13. L'architettura di Hoffmann
La produzione architettonica di Hoffmann si distingue per alcuni capolavori
che lo collocano fra i maestri dell’architettura moderna, come il Sanatorio di Purkersdorf (1904), le
ville sulla Hohe Warte e,
soprattutto Palazzo Stoclet a
Bruxelles (1905-11), lussureggiante dimora per i nuovi principi della
borghesia.
Successivamente, villa Primavesi-Skywa (1913), il padiglione
dell’Austria alla mostra del Werkbund di
Colonia (1914), fino alle case unifamiliari razionaliste del Werkbund di Vienna
nel 1932. Dopo tale data, ridurrà molto la sua attività, limitandosi a idee di
progetti e al disegno in senso più generale.
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4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
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7. Nascita del "Glasgow Style"
8. Il design di Mackintosh
9. Il leitmotiv del quadrato
10. Il gusto viennese
11. Josef Hoffmann
12. La Wiener Werkstaette
Ispirata ideologicamente ai modelli inglesi
delle Arts and Crafts e alla Century Guild, l’azienda di Hoffmann prolifera di anno in anno, sia
per adepti sia per la quantità di prodotti realizzati.
Già nel 1905 contava cento operai, di cui
trentasette Meister e artigiani con
marchio proprio. Fra i responsabili che affiancavano Hoffmann e Moser, molti
ex allievi formatisi alla Kunstgewerbeschule.
Sia pure modificando nel tempo gli
orientamenti, la Werkstaette è
sempre stata considerata l’espressione di quel «gusto di Hoffmann» riflesso
idealmente nel «gusto viennese» che ha conquistato per decenni la borghesia
europea.
Chiusa per le subentrate difficoltà
economiche nel 1932, dopo quasi trent’anni di attività, nel bilancio della
Wiener Werkstaette va considerata soprattutto quell’infinità di oggetti diffusi
in tutto il mondo che hanno prodotto un’iconografia dell’oggetto d’uso che va
ben oltre le effettive funzioni della vita di ogni giorno.
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8. Il design di Mackintosh
9. Il leitmotiv del quadrato
10. Il gusto viennese
11. Josef Hoffmann
Josef
Hoffmann (1870-1956) ha
studiato architettura a Vienna con Otto
Wagner, all’Akademie der Bildenden
Kunste, mettendosi in luce come uno dei migliori allievi.
Nel 1897 è anch’egli tra i fondatori
della Secessione, che lascerà nel 1905 per seguire il gruppo di Klimt, per il
quale nel 1908 cura la grande esposizione della Kunstschau. Per le mostre temporanee nella palazzina della Secessione,
realizza numerosi allestimenti e crea ambienti originali, tra cui nel 1902, le
sale dedicate alla mostra «Beethoven», con la grande scultura policroma di Max
Klinger e il fregio ideato da Klimt.
Già professore alla Kunstgewerbeschule
fin dal 1899, dedica gran parte della sua attività all’insegnamento delle arti
applicate, impegno questo che mantiene per oltre quarant’anni. Insieme a Kolo Moser e al finanziere Fritz Warndorfer, nel 1903 fonda la Wiener Werkstaette, vari laboratori per
la lavorazione artigiana del legno, dei metalli, del vetro, dell’oreficeria,
della pelle, dei tessuti, e altro ancora, con l’intento di colmare l’abisso
esistente fra teoria e realizzazione, fra progettista e artigiano esecutore.
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1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
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6. Le radici dello "Stile secessione"
7. Nascita del "Glasgow Style"
8. Il design di Mackintosh
9. Il leitmotiv del quadrato
10. Il gusto viennese
Mentre il critico Bahr individuava un graduale progredire verso l’astrazione, il
sistema «ad quadratum» si estendeva e si impossessava di tutta la grande
progettazione viennese.
Nell’architettura, Otto Wagner, prontissimo a cogliere il senso dei tempi e del gusto
nuovo e a riuscire ad anticiparlo, pur senza averlo inventato, già sul finire
del secolo aveva dato saggi di impaginazione à plat dei propri edifici, scrivendo la decorazione della facciata
sulla Linke Wienzeile.
Le sue stupefacenti stazioni della metropolitana mediavano ancora il tema del sacello bizantino con il tema dell’edificio barocco a pianta centrale e cupola mossa, in una contaminazione reinventata marcata Jugendstil. Subito dopo, però, mentre Fabiani e Plecnick sperimentavano, nelle loro case più pitagoriche progettazioni, con una serie di colpi di genio Wagner produce in successione l’edificio della Postparkasse e la chiesa am Steinhof: inno alla formula «ad quadratum», trionfo della ininterrotta luminosità spaziale e della parsimonia di decorazione, unite a una tensione estetica, ed estetizzante, portata al diapason; emblema macroscopico dello «stile Secessione».
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5. La rivista "Ver Sacrum"
6. Le radici dello "Stile secessione"
7. Nascita del "Glasgow Style"
8. Il design di Mackintosh
9. Il leitmotiv del quadrato
Uno dei tratti distintivi della scuola
viennese riguarda l’uso della forma quadrata, che lascia larghe zone vuote per
combinazioni luminosissime di superfici, o che gioca sul ritmo alternato di
scacchiere dove si evidenzi solo una delle due serie di caselle.
Questa particolarità sovrintende anche
alle scelte dello stile piatto amato da Klimt
nel momento più formalistico della carriera, oltre che alla predilezione per le
cornici di misura quadrata. La composizione su piano, in sé, non è altro che la
risposta alla concezione basilare modernista, da Crane a Van de Velde.
Sono invece invenzioni originali l’aver
trasformato l’arabesco iperbolico e duttile nella lucida durezza dell’angolo
retto, la indeterminatezza del segno aperto nella specularità, apparentemente
controllabile ma in realtà insondabile della forma a quattro lati uguali
ritornanti su se stessi. Non si tratta tanto di espedienti grafici, quanto un “marchio”
e sistema generale.
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1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
3. La fondazione del Klimtgruppe
4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
6. Le radici dello "Stile secessione"
7. Nascita del "Glasgow Style"
8. Il design di Mackintosh
Nel 1900 la rivista inglese «The Studio» dedica un intero numero al
«Glasgow Style», che riscuote grande
interesse in tutta Europa. Ciascuna delle stanze arredate da Mackintosh possedeva un’atmosfera sua
propria, alla quale contribuiva ogni dettaglio, fiori compresi.
Tra gli arredi mobili, la sedia rappresenta il nodo in cui maggiormente si coordina l’azione spaziale: in essa si conclude sempre il centro focale della composizione, talvolta articolata mediante forme fluenti e delicate, tal’altra in contrapposte forme rigorosamente geometriche.
Oltre al legno ebanizzato, il bianco, il rosa, il lilla, uniti al nero, all’argento
o al madreperlaceo, divennero i suoi colori preferiti. Lo si può definire
l’ultimo grande disegnatore britannico di mobili; uno dei pochi, la cui fama è
sempre stata superiore all’estero che in patria.
Parti precedenti:
1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
3. La fondazione del Klimtgruppe
4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
6. Le radici dello "Stile secessione"
7. Nascita del "Glasgow Style"
Charles
Rennie Mackintosh
(1868-1928) nacque a Glasgow e in quella città si formò come architetto,
assimilando i modelli delle Arts and Crafts inglesi del «dopo Morris» e
attingendo tra le radici dell’humus culturale scozzese dell’architettura
medioevale.
Insieme alla moglie e alla cognata, le
sorelle Macdonald, Herbert McNair e Francis Newbery, futuro direttore della
Glasgow School of Art, diede vita a
un movimento artistico conosciuto come «Glasgow
Style». Al suo nome è legato principalmente il progetto della Scuola d’Arte
della sua città, che realizzò tra il 1897 e il 1899.
Quella costruzione diventerà il suo
capolavoro e nello stesso tempo il baricentro ideologico intorno a cui
graviterà tutta la sua futura attività. Il gruppo da lui diretto ebbe presto
risonanza in tutta Europa e tenne esposizioni a Liegi nel
Parti precedenti:
1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
3. La fondazione del Klimtgruppe
4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
6. Le radici dello "Stile secessione"
È ormai un luogo comune che le radici
dello «stile Secessione» si trovino
nella cultura modernista anglo-scozzese. È addirittura leggendario, come
sottolinea Schweiger, che la Wiener Werkstaette abbia individuato la
propria fisionomia accostando l’opera del gruppo di Mackintosh, soprattutto dopo l’VIII mostra della Secessione, nel 1900, che
raccoglieva l’attività decorativa della Scuola di Glasgow insieme con quella
inglese di Ashbee, i francesi della «Maison moderne» e così via.
A essere precisi, il primo contatto era
avvenuto con Ashbee piuttosto che con Mackintosh, e comunque l’idea della
«forma quadrata», secondo la felice individuazione della Prakken-Bisanz, era già operante in «Ver Sacrum» prima che vi uniformasse la propria progettazione di
arredi il Laboratorio fondato da Hoffmann.
D’altra parte, sia Hoffmann sia Kolo Moser, realizzavano sistematicamente i loro disegni di progetto (di mobili e oggetti vari), su carta quadrettata, che ovviamente, favoriva la forma quadrata anche nei dettagli.
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1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
3. La fondazione del Klimtgruppe
4. Lo stile di Klimt
5. La rivista "Ver Sacrum"
Nel «Ver
Sacrum», la rivista del gruppo secessionista, lo stile era stato subito
identificato nel taglio quadrato sia del formato del fascicolo, sia della pagina tipografica,
e ancora nella chiara compattezza del blocco del testo.
Il titolo della rivista, riferito alla
cerimonia romana di sacrifici propiziatori, drammatizzava in termini simbolisti
la speditezza moderna della rivista monacense fondata due anni prima, «Jugend», irrigidendo dunque in un’aria
rituale la freschezza dell’invenzione modernista: ritualità che andava oltre il
paganesimo ferino, fortemente intellettualistico ma insieme liberatorio,
dell’altra rivista portavoce del gusto nuovo, la berlinese «Pan».
Sicché l’aristocrazia dei concetti non
contraddiceva l’ipotesi di una divulgazione della bellezza: «Ver Sacrum» non
era rivista per soli iniziati e la Wiener
Werkstaette produceva molti oggetti anche semplici e maneggevoli, adatti a
una clientela non sofisticata, tanto più
che erano in gran parte oggetti d’uso corrente. E’ anzi legittimo individuare
nelle prediche moralistiche di Loos
contro la decorazione e nel suo disprezzo per l’artigianato uno snobismo
intellettuale assai maggiore.
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1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
3. La fondazione del Klimtgruppe
4. Lo stile di Klimt
Gustav
Klimt, alcuni anni prima
(1902) del “Klimtgruppe”, si esprime già con la sua particolarissima
estetica stilizzata. È evidente nel fregio per la XIV mostra
della Secessione, dedicata al Beethoven di
Klinger, dopo esperienze grafiche
fondamentali come quella del manifesto e copertina con Teseo e il Minotauro.
Questo stile evolverà poi, complice un emblematico viaggio dell’artista a Ravenna, verso il bizantinismo esplicito delle opere tra il 1905 e il 1910; e troverà coronamento nella decorazione del Palazzo Stoclet di Bruxelles, punto di incontro dei maestri più caratteristici del cosiddetto «stile Secessione», ma anche il punto più elevato dell’arte e del pensiero di Hoffmann e della Werkstaette.
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1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
3. La fondazione del Klimtgruppe
Nel 1903 avviene la fondazione del Laboratorio di arti applicate (la Wiener Werkstaette) che turbò i secessionisti di cultura più aristocratica,
che mal vedevano pittori e scultori dedicarsi alla produzione di oggetti, tanto
più se industrializzata e connessa con il commercio spicciolo; questa attività
pareva sottrarre energie alla ricerca artistica pura, anche quando la si
intendeva come una professione a beneficio di tutta la collettività.
Nel 1905, dopo che la Secessione aveva dato
luogo a ben ventitrè mostre, Klimt,
sempre più inquieto e attivamente dinamico, si dimise con una decina di
colleghi per dar luogo al cosiddetto «Klimtgruppe»,
con sede all’Osterreichischen
Kunstler-bund. Nel 1908 Klimt stesso sarebbe stato poi l’animatore della Kunstschau.
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1. Art Nouveau in Austria2. La secessione viennese
Lo scrittore Ludwig Hevesi, tenendo a battesimo nel 1897 la Secessione
viennese, auspicava che essa potesse portare l’arte austriaca «a quel
livello internazionale» cui essa aspirava e per il quale aveva le potenzialità.
Qui si può ravvisare uno degli aspetti
più singolari della Vienna fine di secolo: la capitale dell’impero asburgico si
trova, al tempo stesso, ad essere luogo d’incontro e coagulo di realtà
linguistiche, etniche e culturali diverse.
La splendida città che nel giro di una
ventina d’anni si era data un assetto urbanistico-monumentale di alto fascino e
decoro, con l’allineamento di edifici rappresentativi lungo il percorso del
Ring, tradiva, per bocca di numerosi suoi intellettuali o di giovani artisti
impazienti, l’ansia di sprovincializzarsi, che suona sorprendente se, alla luce
della prospettiva storica, valutiamo la straordinaria concentrazione di
talenti, in tutti i campi delle attività creative e di pensiero, che si sono
verificati dopo il 1880.
Dalle scienze alla medicina, dalla psicoanalisi alla letteratura, dalla storiografia dell’arte alla musica.
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Fra le varie denominazioni assunte dall’Art Nouveau, nell’area germanica viene
comunemente adottata quella di Jugendstil,
riferita alla rivista «Jugend» attiva
a Monaco dal 1896.
Anche in questo caso lo stile si esprime
secondo una traduzione grafica del mondo vegetale, ma spinto al limite
dell’astratto. Il gruppo di artisti che meglio lo rappresenta è costituito
quasi esclusivamente da monacensi, da Obrist
a Riemerschmid, da Eckmann a Endell, tra i fondatori delle Vereinigten
Werkstaetten.
Diverso è l’allineamento dell’Austria al rinnovamento artistico europeo. La scintilla scatta con la Wiener Secession, fondata nel 1897 di cui Gustav Klimt è il capo carismatico, alla quale però forniscono un apporto determinante i giovani architetti della Wagnerschule, Olbrich e Hoffmann; inoltre, su posizioni critiche e contrapposte, Adolf Loos.
Sia nella ornamentazione grafica di cui la rivista «Ver Sacrum», organo ufficale dei secessionisti offrirà i migliori esempi, soprattutto con l’attività grafica di Kolo Moser, sia con i primi mobili di Hoffmann, risulta evidente l’influsso anglosassone su Vienna.
Dopo la mostra di Mackintosh e degli altri della Scuola di Glasgow nella capitale austriaca, si consolidano i legami con l’arte d’oltre Manica e, dopo qualche anno, prende avvio la Wiener Werkstaette, società per la produzione di mobili e oggetti d’arte decorativa.
Gallé è stato uno sperimentatore fra i più
geniali di nuove tecniche vetrarie, e ha eseguito intarsi di vetri diversi,
patinature ed effetti di nebbia e pagliette. Nell’anno cardine 1884 Gallé divulga la sua Notice sur la production duVerre, in cui descrive le combinazioni
di colore del tutto nuove che egli ha individuato indagando sugli elementi
naturali.
Nel 1889 aveva a sua disposizione non
meno di cento diversi colori che si potevano combinare in infinite permutazioni.
In questo periodo egli introduce una quantità di nuovi smalti, rosa, arancio,
nuovi rossi, porpora, violetti e lilla. Molto spesso il vetro veniva trattato
come una pietra dura semipreziosa, come ametista, quarzo, giada, alabastro,
onice, agata. Realizza anche un nuovo vetro nero, che viene denominato
«Hyalite» e che si fa notare per la particolarissima lucentezza. Questo vetro
viene usato per una serie di vases de
tristesse , ispirati per l’appunto, alla tristezza e alla morte.
E’ noto che egli era uso iscrivere sui
vasi versi e strofe di poeti simbolisti, definiti verreriers parlantes, così
definiti proprio per quell’aura simbolista di cui egli amava attorniarsi.
Nel 1901, con la collaborazione di altri
artisti, tra cui Louis Majorelle, realizzatore di mobili e oggetti di arredo, i
fratelli Daum, produttori anch’essi di lampade e vasi, Eugèn Vallin, Georges
Hoentschel e Victor Prouvé egli fonda «l’Ecole
de Nancy». Sarà soltanto negli ultimi anni di vita, dal 1900 al 1904 che
Gallé dedicherà la sua attenzione per l’applicazione del vetro
all’illuminazione elettrica, dando un apporto creativo molto personale e
invertendo, almeno in parte, i termini del problema: sarà la luce a venir
sottoposta al servizio del vetro. «Lampade
a forma di fiore celavano le lampadine entro i petali semiaperti: le sottili venature
risaltavano per effetto della luce interna» (Philippe Garner).
Parti precedenti:
1. Linea e ritmo nell'Art Nouveau2. Tendenze nell'Art Nouveau
3. Art Nouveau in Europa
4. Il substrato ideologico dell'Art Nouveau
5. Linea e sintassi nell'Art Nouveau
6. Il giapponismo
7. Emile Gallé e l'Ecole de Nancy
8. La produzione vetraria di Gallé
Ai tempi della Faiancerie Lorraine, Gallé
già manifestò tutta la sua attrazione per la botanica e le scienze naturali in
genere, i cui studi vanno considerati paralleli alla sua evoluzione artistica.
«Il
suo interesse per la botanica - ha scritto Philippe
Garner - diede uno scopo a quella che
era stata da principio una incerta attrazione per il disegno, per cui impiegò
matita, penna e acquerello per documentare animali, insetti e piante».
Determinanti per la fortuna di Gallé sono
i due decenni che intercorrono fra il 1884 e il 1904, anno della sua morte. E’
il periodo in cui viene intensificata la sperimentazione e incrementata
l’espansione del mercato, dove l’azienda miete grandi successi ovunque. In uno
slancio creativo considerevole, Gallé riesce a coniugare nella sua opera, oltre
alle preziosità tecniche, l’estetica, la letteratura, la filosofia, e le stesse
scienze naturali, fino a raggiungere uno stile compiuto e inimitabile.
Secondo un’analisi fatta da Ada Polak, la produzione vetraria di Gallé va suddivisa in quattro gruppi principali:«Il primo, comprendente i vetri eseguiti fino al 1889, è distinto da una decorazione molto caratteristica eseguita con smalti e colori vivaci. Il secondo comprende i vetri degli anni Novanta: la decorazione è a fiori e a foglie; di gusto ormai Art Nouveau, la forma e il disegno sono spesso molto raffinati, il colore vivace e la tecnica, notevolissima, raggiunge il virtuosismo. (...) Al terzo gruppo appartiene la vasta e variata produzione di serie: forme, decorazioni, colori, sono ripetuti in combinazioni pressoché infiniti. Il quarto e ultimo gruppo - quello più interssante - comprende i pezzi sperimentali dello stesso Gallé eseguiti dopo il 1889, pieni di esaltante lirismo e estremamente complessi dal punto di vista tecnico».
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1. Linea e ritmo nell'Art Nouveau2. Tendenze nell'Art Nouveau
3. Art Nouveau in Europa
4. Il substrato ideologico dell'Art Nouveau
5. Linea e sintassi nell'Art Nouveau
6. Il giapponismo
7. Emile Gallé e l'Ecole de Nancy
A differenza della cosmopolita Parigi,
dove si respira un clima di carattere internazionale e tutto si trasforma in
vicende di moda, nella provinciale Nancy
l’arte è ancora legata alla tradizione nazionale dove hanno avuto una parte
significativa nella formazione dello stile il rococò locale e l’influenza
giapponese.
Emile
Gallé (1846-1904), il
maggior artista e animatore tra quelli che operano nella cittadina francese,
dopo aver frequentato regolari studi, approfondisce gli studi di botanica e
disegno e nel 1865 mineralogia a Weimar.
Dopo qualche anno fa ritorno a Saint-Clément
dove il padre, da tempo, aveva recuperato una vecchia fabbrica in disarmo,
la Faiencerie Lorraine,
trasformandola in un’azienda di vetri artistici. Nel 1874 Gallé trasferisce la
fabbrica a Nancy e prende la direzione di tutti gli ateliers di suo padre.
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1. Linea e ritmo nell'Art Nouveau2. Tendenze nell'Art Nouveau
3. Art Nouveau in Europa
4. Il substrato ideologico dell'Art Nouveau
5. Linea e sintassi nell'Art Nouveau
6. Il giapponismo
Il fenomeno che ha impresso una svolta
decisiva al rinnovamento artistico di fine secolo è strettamente connesso con
la moda del “giapponismo” in Europa.
Dopo la riapertura delle frontiere del Giappone ai mercati d’Occidente nel
1854, si diffonde una vera e propria sindrome giapponese, e la corsa alle
collezioni d’arte e artigianato di quel paese.
Questo influsso che investe per intero il
gusto Art Nouveau, si manifesta
sotto molteplici aspetti, a cominciare da quello tecnico in cui prevale la
grafica in bianco e nero, di inequivocabile derivazione dalla xilografia
orientale. Ma anche di contenuto, con rimandi a un simbolismo naturale (fiori e
animali) e a soggetti esotici, tipici del mondo giapponese; e di tipo formale,
come la tendenza alla stilizzazione della figura umana e degli altri elementi
naturali.
Nell’Europa di fine secolo, inoltre, si
presta sempre maggiore attenzione all’arte del sigillo, dell’emblema,
all’elaborazione dei marchi che riecheggiano i segni orientali presenti nei Libri dei Mono. Intorno al 1900 sono
soprattutto le Katagami, stampi
giapponesi per tintura, ad assumere un ruolo sempre più importante nell’arte
decorativa europea, acquistati a migliaia dai musei o da collezionisti privati,
come Samuel Bing a Parigi.
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1. Linea e ritmo nell'Art Nouveau2. Tendenze nell'Art Nouveau
3. Art Nouveau in Europa
4. Il substrato ideologico dell'Art Nouveau
5. Linea e sintassi nell'Art Nouveau
Nell’Art
Nouveau la linea diventa elemento sintattico principale, potenziata come
mezzo espressivo e di astrazione. Van de
Velde ha dunque uno spiccato interesse all’estetica dell’Einfuhlung, probabilmente ispirato anche
dal filosofo Von Ehrenfelds, che fin
dal 1890 aveva affermato l’indipendenza della «qualità della forma» dagli
elementi che la compongono. Lo stesso van de Velde nel 1897 scrive sulla
rivista «Pan»: «Il massimo di equilibrio
o di chiarezza spirituale sarà reso possibile solo dalla scoperta del valore
estetico che spetta non solo ai contorni positivi, ma anche a quelli negativi
degli oggetti, ed è forse la più preziosa delle nostre scoperte. Voglio dire la
percezione che ogni mobile, ogni oggetto, oltre al profilo che si staglia sulla
parete o nell’aria, o in ogni genere di sfondo, delinea anche su questo sfondo
un’altra forma uguale e contraria che si adatta perfettamente alla sua, e
questa forma negativa è altrettanto importante di quella dell’oggetto stesso».
Van de Velde, come Morris, progetta e disegna in tutti i campi: pittura, grafica,
libri, calligrafia, manifesti, tessuti, abiti, carte da parati, ricami,
vetrate, mobili, architetture, oggetti d’uso, gioielli. Dopo il suo trasferimento
in Germania avvenuto nel 1904, dove ha diretto l’Accademia di Belle Arti
(Hochschule fur bildende Kunst), che ha precorso la fondazione del Bauhaus,
collabora alle pubblicazioni della Insel Verlag, la casa editrice più
all’avanguardia della tipografia tedesca dell’epoca.
Con gli anni Novanta del XIX secolo nasce
così l’Art Nouveau e si creano movimenti più definiti, come quello successivo
alle Arts and Crafts inglesi o il gruppo della Glasgow School of Art, guidato
da Charles Rennie Mackintosh. Sul continente europeo l’Art Nouveau sboccia in
primo luogo a Bruxelles, soprattutto per merito di Victor Horta e di Henry van
de Velde. Si diffonde poi in Germania e Francia, ed è in questo paese che nelle
arti decorative avviene uno sviluppo produttivo molto intenso e con espressioni
artistiche ispirate alla natura; questo avviene non solo a Parigi, ma
soprattutto nella provinciale Nancy, dove massimo ispiratore è Emile Gallé.
Parti precedenti:
1. Linea e ritmo nell'Art Nouveau2. Tendenze nell'Art Nouveau
3. Art Nouveau in Europa
4. Il substrato ideologico dell'Art Nouveau
Nel 1893 lo storico austriaco Alois Riegl, uno dei fondatori della
critica purovisibilistica, in Stilfragen (Problemi
di stile) pone nuove basi di un’arte ornamentale. Egli sostiene che ogni opera
d’arte è la rappresentazione e stilizzazione della natura, facendo cadere tutte
le precedenti distinzioni fra arti maggiori e minori e sostenendo la sua teoria
tramite la storia dell’ornamentazione, dall’antico Egitto all’arte araba.
Un altro punto di riferimento importante
per una nuova concezione dell’arte si trova in un testo di Wilhelm Worringer del 1908, Astrazione
e Empatia (intesa come
coinvolgimento nell’oggetto estetico), incentrato sulla polarità, o contrapposizione,
tra la fede nella natura e la fuga da essa. Molto vicino all’estetica di
Worringer è Henry van de Velde, certamente tra i più impegnati
nell’elaborazione teorica di un «nuovo stile», il quale nel 1902 scrive:«La
linea è una forza che agisce in modo simile alle forze naturali elementari
(...) In tali linee operano le stesse forze che in natura sono presenti nel
vento e nel fuoco». La linea-forza dunque, è una linea organica, espressione
dell’energia che si produce nei materiali, grazie all’artista che l’ha
tracciata.
Parti precedenti:
1. Linea e ritmo nell'Art Nouveau2. Tendenze nell'Art Nouveau
3. Art Nouveau in Europa
La fioritura dell’Art Nouveau dette luogo in ogni paese a varianti tipicamente
nazionali, manifestandosi ovunque con caratteristiche diverse e particolari.
Così, se a Parigi operarono personaggi di primissimo piano quali l’architetto Hector Guimard e il gioielliere René Lalique, in Scozia, conobbe la sua
accezione più sofisticata nella cosiddetta «scuola
di Glasgow» capeggiata da Charles Rennie Mackintosh. L’Olanda
dette un suo originale contributo puntando su uno stile semplice e di vaga
ispirazione inglese, arricchita da suggestioni estremo-orientali.
In Italia, dove architettura e arti
applicate erano ancora solidamente ancorate alla tradizione classica, l’Art
Nouveau si sviluppò relativamente tardi, conobbe il suo trionfo all’Esposizione
di Torino del 1902 ed ebbe i suoi principali esponenti negli architetti Sommaruga e D’Aronco; le sue caratteristiche dominanti furono i legami con
l’Inghilterra e la predilezione per i motivi floreali, fino ad assumere la
denominazione di stile Floreale o Liberty.
Ma il paese in cui l’Art Nouveau si
articolò in un linguaggio formale tra i più suggestivi fu la Spagna, dove
peraltro interessò quasi esclusivamente l’architettura, ed emerse un solo
spirito creativo, Antoni Gaudì.
L’area della sua espansione va circoscritta quasi alla sola Barcellona, dove
non solo egli realizzò numerose opere, ma anche indugiò più a lungo che
altrove, quando ormai nel resto d’Europa l’Art Nouveau era giunta alla sua fase
culminante.
Parti precedenti:
1. Linea e ritmo nell'Art Nouveau2. Tendenze nell'Art Nouveau
Nell’Art
Nouveau l’ornamentazione è sempre viva, dinamica e, nello stesso tempo,
equilibrata; tendenzialmente, rivela sempre lo sforzo di ascrivere il movimento
a un concetto di equilibrata armonia. Anche se questo stile ha caratteristiche
internazionali, ebbero comunque modo di svilupparsi numerose varianti
nazionali; varianti che però solo in una certa misura furono condizionate dalla
diversa nazionalità, ma che derivarono piuttosto da modi diversi di concepire
la forma.
Complessivamente, possiamo distinguere
quattro diverse concezioni formali. La prima, comparsa in Belgio, è astratta e
strutturale, a volte quasi volumetrica, e ha un carattere vigorosamente
dinamico. Segue poi, in Francia, uno stile floreale palesemente ispirato al
mondo vegetale e che pone l’accento sull’elemento vitale e organico.
Nell’area geografico-culturale
franco-belga notiamo che viene messa in risalto soprattutto la tendenza
strutturale, per cui l’ornamente viene concepito essenzialmente come elemento
simbolico. Anche in Italia si ha uno
stile floreale, senza però che vi venga altrettanto valorizzata la struttura.
La terza concezione formale, che può
essere definita bidimensionale e simbolico-letteraria, si sviluppò soprattutto in
Scozia, nel gruppo facente capo a Mackintosh.
Nelle tre versioni citate dell’Art Nouveau, si tende, in pari misura e come
fine a se stessa, al raggiungimento di un’equilibrata e armoniosa asimmetria.
La quarta concezione è invece di carattere costruttivo e geometrico, e si sviluppò soprattutto in Germania e Austria. L’Art Nouveau non fu comunque un movimento stilistico internazionale, ma una serie di tendenze e orientamenti artistici coincidenti su fenomeni ornamentali bidimensionali. Il periodo in cui si manifestò corrisponde a tutti gli anni Novanta dell’Ottocento, esaurendosi verso la fine del primo decennio del Novecento.
Parti precedenti:
L’Art Nouveau è, per sua natura, uno stile ornamentale, e la sua principale caratteristica è la linea sinuosa e continua, che si snoda in curve asimmetriche e da cui si sprigiona un movimento vigoroso e sferzante, carico di energia. Una linea che può essere aggraziata ed elegante, come fu concepita in Scozia, oppure potentemente dinamica e piena di ritmico contro-movimento come in Belgio; a volte di una semplicità lineare, a volte più plastica e corposa.
Si tratta della caratteristica più comune, popolare e immediatamente riconoscibile di questo stile; tuttavia la linea ondulata è solo un aspetto esteriore e limitato dell’Art Nouveau. Per quanto suggestiva possa essere la decorazione, essa diventa ancora più interessante quando sia vista in un contesto più vasto, e cioè in relazione a una superficie reale o a un oggetto tridimensionale.
L’Art Nouveau, infatti, tende a impadronirsi dell’oggetto e del materiale di cui è composto per trasformarli, e plasmare la materia fino a renderla docile strumento del ritmo e della linea. In certi casi, l’ornamento può vivere però di una sua vita estetica autonoma: disposta intelligentemente su una superficie, una decorazione elegante, in sé formalmente definita e perfetta, vale in questo caso a mettere in risalto le proporzioni di questa stessa superficie, la sua nudità, il suo intero carattere. Non v’è quindi da meravigliarsi se l’Art Nouveau, grazie appunto e questa caratteristica, trovò spesso motivo d’ispirazione nell’arte dell’illustrazione del libro e del manifesto.
Dal 1954 il Push Pin Studios per tre decenni costituì un vero e proprio fenomeno nel panorama della cultura visiva, diventando il punto di riferimento di più di una generazione di grafici e illustratori.
Nel
In seguito collaboreranno anche Richard
Hees, Paul Davis, Barry Zaid, Isadore Seltzer e James Mc
Mullan.
Il Push Pin Studio, abbandonando il
razionalismo freddo tipico dell'immagine delle grandi corporation, riuscì a
reintrodurre elementi del manierismo vittoriano, così come dell'Art Noveau e dell'Art Decò, senza cedere alla nostalgia ma
mantenendo, al contrario, una contemporaneità fresca e innovativa.
Le loro propose grafiche ottengono immediatamente grande successo anche perché
in antitesi con il razionalismo della Scuola
Svizzera allora dominante (uso di schemi e moduli razionali per
“regolarizzare” la disposizione del materiale sulla superficie, “Gabbia”)
La grafica del Push Pin Studio è caratterizzata dal testo che si integra con
l’immagine fino a diventare immagine stessa.
La grafica del Push Pin Studio
rimarrà comunque un fenomeno estraneo alle correnti internazionali per
l’impossibilità di una sua applicazione ai sistemi grafici complessi, per
esempio, all’immagine coordinata.
Questa grafica trova però una applicazione ideale nel settore editoriale, in
quello delle copertine dei dischi ed dei manifesti.
In questi ambiti i risultati saranno straordinari: basti pensare alla figura
del cantante e musicista Bob Dylan
progettata da Milton Glaser nel 1967 e riprodotta su un manifesto diffuso in
oltre 6 milioni di copie.
Il Push Pin Studio per tre decenni costituì un vero e proprio fenomeno nel
panorama della cultura visiva diventando il punto di riferimento di più di una
generazione di grafici e di illustratori.
Non è certo esagerato definire lo studio come i Beatles dell'illustrazione e del design".
Parte precedente:
Anche Peter Behrens (1868-1940), così come Van de Velde, giunge all’architettura dopo essere passato
dall’esperienza pittorica e grafica, ma si orienta ben presto verso altre forme
espressive; disegna mobili, vetri, gioielli, decorazioni grafiche, secondo uno Jugendstil dalle movenze raffinate.
La sua attività si può suddividere in
diversi periodi: il primo è ancora di impronta Art Nouveau, e comprende l’attività pittorica a Monaco, la
partecipazione nel 1901 alla realizzazione della colonia degli artisti sulla Mathildenhohe a Darmstadt, sotto la direzione di Joseph Olbrich, dove Behrens progetta e realizza la propria casa e
una parte della grafica per l’inaugurazione ufficiale.
Infine, la partecipazione all’Esposizione
internazionale delle arti decorative di Torino del 1902 e tutti gli interventi
d’arte applicata fino al 1907, anno di fondazione del Deutscher Werkbund, di cui Behrens diventerà uno dei principali
artefici, e l’inizio della sua proficua collaborazione con l’AEG. Egli è anche l’artista-designer
che più di altri ha fatto collimare la propria attività artistica della fase
successiva a quella del Werkbund; per lui è il periodo che coincide con la
proficua attività del disegno industriale.
Parti precedenti:
1. Architettura tra il XIX e il XX secolo2. Lo Jugendstil
3. Behrens e il Werkbund

In Germania, lo Jugendstil, corrente tedesca dell’Art Nouveau, ha prodotto orientamenti tutt’altro che omogenei
conducendo le varie esperienze anche a opposte tendenze. I due centri culturali
su cui gravitano tutte le attività artistiche, sono Monaco e Berlino. La
rivista «Jugend» inizia le
pubblicazioni a Monaco nel 1896, con un’impostazione divulgativa, ma che
difficilmente raggiunge un alto livello formale.
A Berlino viene pubblicata la rivista «Pan», aristocratica, lussuosa e di grande formato, a cui di volta in volta, collaborano autori dal nome altisonante, come Nietzsche, Maeterlink, Hoffmannsthal, van de Velde, Khnopff, Boecklin, Max Klinger e molti altri. Dallo Jugendstil deriveranno direttamente i due filoni ideologici che si contenderanno lo spazio artistico negli anni successivi. Il primo, quello sostenuto dalla visione della Neue Sachlichkeit, porta direttamente al Deutscher Werkbund; l’altro, è quello della breve ma significativa stagione del primo espressionismo, derivato dalle componenti più simboliste dello Jugendstil, dalla ribellione nihilista e dal pensiero nietzschiano.
Parti precedenti:
Con l’accelerazione industriale e
commerciale avvenuta un po’ ovunque negli ultimi decenni dell’Ottocento,
diventa impellente per ogni nuovo imprenditore farsi rappresentare da un
proprio marchio sui mercati per lui interessanti. Certamente la diffusione
della tecnica litografica, e ancor più l’avvento della riproduzione
fotomeccanica, daranno ulteriore impulso all’immagine «moltiplicata».
Ciò che più colpisce nella composizione
grafica del marchio neoindustriale è però l’abbandono di ogni modello del
passato, la perdita di continuità con la tradizione storica che conta, come
abbiamo visto, diversi secoli.
Soprattutto nelle creazioni italiane
prevale ancora il disegno verista e accademico, poco stilizzato, con
decisi accenni alla linea curva e sinuosa dell’Art Nouveau. Gran parte dei
marchi italiani risultano infatti di tipo «narrativo»,
dove anche la scrittura si fa immagine, diventando parte del contesto.
All’interno di una figurazione tendenzialmente realistica, tra le tematiche
trattate nei marchi di fabbrica in quei decenni, quella che diventerà «istituzionale» nel tempo, specie per le
aziende che acquisiscono spessore storico, è la raffigurazione idealizzata
della propria fabbrica, spesso vista a volo d’uccello, con le ciminiere
fumanti, con una figura femminile che ne interpreta la musa ispiratrice.
Parti precedenti:
1. La nascita del marchio2. Simboli concettuali
3. L'influenza del Giappone sulla grafica occidentale
Oltre all’importanza del background delle antiche simbologie
trasferito nella formazione del design moderno, certamente una delle maggiori
influenze, ai fini dell’espressione del segno, è esercitata dalla riscoperta,
negli ultimi decenni del secolo XIX, di tutto ciò che è strettamente collegato
alla tradizione giapponese, alle sue scuole artistiche e al suo modo di
rappresentare la realtà.
In Giappone
si distinguono soprattutto le decorazioni del periodo Meiji (1868-1912), che traggono le forme ornamentali da tutto il
regno naturale. Da quando, nel 1873, il museo d’arte e industria di Vienna
(Osterreichisches Museum fur Kunst und Industrie) acquista ed espone alcune
migliaia di katagami originali, cioè
gli stampi per i tessuti in uso nella tradizione giapponese, si desta un grande
interesse nei maggiori artisti europei per il senso altamente decorativo di
questi oggetti. Utilizzati per imprimere le stoffe di cotone e di seta, questi
stampi erano in legno di gelso. I motivi delle decorazioni sono chiaramente di
tipo naturalistico e con riferimenti a ciò che componela vita quotidiana:
fiori, rami, alberi, animali, oggetti d’uso.
Gli occidentali scoprirono una vera e
propria manualistica nei libri Mono,
sorta di cataloghi in grado di fornire numerosi, quasi inesauribili modelli
decorativi. «Il Mono», scrive Siegfried Wachmann, «ha costituito un
linguaggio comprensibile, che non ha conosciuto barriere sociologiche». Il Mono fa esplodere una vera e propria
passione, e c’è chi, come Gustav Klimt,
ne trasferisce i motivi pluralizzati come una flora astratta nei propri
dipinti. La rappresentazione bidimensionale della figura stilizzata, la sua
riduzione a silhouette, il
contenimento dell’arabesco nel cerchio, la contrapposizione della massa
dominante con lo sfondo negativo (bianco su nero o viceversa) hanno reso
determinante questo mezzo espressivo per i disegnatori dell’Art Nouveau
europeo.
Parti precedenti:
1. La nascita del marchio2. Simboli concettuali
L’arte grafica più popolare negli ultimi
anni dell’Ottocento non sarà quella del libro, come si potrebbe pensare, bensì
del manifesto che, secondo la concezione della classe borghese, oltre a
costituire la fonte di un messaggio è inteso anche come completamento
essenziale del décor urbano, dove le strade dovrebbero tramutarsi in una sorta
di galleria d’arte. Il manifesto, reso possibile tecnicamente dopo l’affermarsi
della litografia e della cromolitografia, troverà validissimi interpreti fra
alcuni artisti di risonanza internazionale operanti prevalentemente a Parigi.
Sarà infatti la Ville lumière della
fine del secolo la capitale morale dell’arte del manifesto, così come lo sarà
per tutte le arti, proponendosi come vero e proprio «ombelico culturale» del
mondo.
L’arte del manifesto in Francia si avvale
del contributo dei maggiori pittori degli ultimi due decenni del secolo:
Toulouse-Lautrec, Bonnard, Vuillard,
Vallotton, ma anche specialisti come Jules
Chéret e Alexandre Steinlen. Lo
stile dominante è quello postimpressionista; il segno agile e nervoso coglie ed
enfatizza momenti della realtà, fissa gli umori del costume dell’epoca.
L’ambiente rappresentato è quasi sempre quello dei locali alla moda, del
teatro, delle manifestazioni artistiche, mentre sono ancora poche le richieste
di manifesti pubblicitari.
Jules
Cheret (1836-1932), con
la sua vastissima produzione di manifesti può essere considerato il padre di
quest’arte. il linguaggio dell’affiche trova
in lui un maestro nella strutturazione a piani, nei colori vivaci, nell’uso
retorico del primo piano che mette in rilievo i motivi principali, proiettandoli
in avanti dallo sfondo, molto spesso costituito da una silhouette femminile. Egli
realizza direttamente i suoi manifesti sulla pietra litografica o sulla lastra
metallica e inventa uno stile che si fonda su un rapporto diverso tra immagine
e testo. Cheret ha firmato più di mille manifesti ed è stato il primo a
introdurre il grande formato.
Henri
de Toulouse-Lautrec
(1864-1901), al di là delle radici culturali, ha inventato un modo, che non era
solo quello di memorizzare in senso impressionistico, ma un modo di vivere
un’epoca. Lautrec ha creato non dei personaggi generici, ma dei volti, ha
inventato la maniera per comporre immagini e scritte in modo che l’immagine
avesse una funzione narrativa, quindi metaforica, e che lo scritto
accompagnasse l’immagine senza alterarne il senso. Egli restrinse progressivamente la gamma
della sua tavolozza a pochi, evidenti colori, onde conferire maggiore efficacia
alle sue realizzazioni.
Negli stessi anni e in quelli
immediatamente successivi, la linea serpentina e altri stilemi che
caratterizzano l’Art Nouveau si
impongono e sostituiscono man mano il segno impressionista, prima con Eugène Grasset e poi con Alphonse Mucha, un cecoslovacco
operante a Parigi, fine realizzatore di emblematiche figure femminili; fino a
quando, agli inizi del Novecento si stabilirà a Parigi Leonetto Cappiello, inventore del manifesto moderno.
Parti precedenti:
2. La xilografia, o incisione in legno
3. Le stampe popolari
4. La calcografia
5. L'invenzione della litografia