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Nel 1860 Dresser abbandonò la botanica per dedicarsi al design. Aprì uno
studio che fin dall’inizio incontrò grande successo. Dresser realizzò design di
oggetti in metallo, ceramiche, vetri, piastrelle, tessuti, carte da parati e
mobili in ghisa per almeno trenta dei più importanti produttori
britannici, fra cui Coalbrookdale & Co.
Gli oggetti in metallo placcato sono
notevoli per la semplicità geometrica che prefigura il linguaggio formale del
Movimento Moderno. Questi manufatti, inoltre, dimostrano ciò che Dresser
descriveva come «la varietà delle
lavorazioni, la semplicità di esecuzione e l’audacia del design» dell’arte
applicata giapponese.
Dresser fu uno dei primi europei a promuovere la qualità dell’arte giapponese; i suoi progetti all’avanguardia, inoltre, riflettevano la sua fiducia nella produzione industriale e la sua ricerca di «verità, bellezza, potenza». A parte la sua importanza come riformatore e teorico del design del XIX secolo, Dresser fu anche uno dei primi professionisti del disegno industriale. E’ morto in Alsazia nel 1904.
Parti precedenti:
2. La meccanizzazione3. L'industria dell'acciaio
4. Lo sviluppo dei trasporti
5. Gli inizi della "cultura del design"
6. Design e manifattura tradizionale
7. Wedgwood e la produzione di ceramiche
8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
13. I contributi di Wedgwood
14. La Grande Esposizione di Londra
15. Il progetto del Crystal Palace
16. Il successo dell'Esposizione di Londra
17. La Art Botany di Christopher Dresser
Nato a Glasgow nel 1834, Christopher Dresser ha studiato
dal 1847 al 1854 alla Government School
of Design di Londra, dove ebbe come docente il botanico John Lindley e dove egli stesso ha insegnato per quattordici anni.
Fautore della «Art Botany», una raffigurazione della natura stilizzata ma basata
su dati scientifici, Dresser contribuì a sostituire al pomposo e falso
naturalismo dello stile alto vittoriano una forma di decorazione più
stilizzata.
Nel 1857 fu nominato professore di
botanica applicata alle Belle Arti, presso la School of Design di South
Kensington. Pubblicò anche vari articoli nell’«Art Journal» e tre libri che lo
resero celebre e gli assicurarono un dottorato onorario dell’Università di
Jena.
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4. Lo sviluppo dei trasporti
5. Gli inizi della "cultura del design"
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7. Wedgwood e la produzione di ceramiche
8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
13. I contributi di Wedgwood
14. La Grande Esposizione di Londra
15. Il progetto del Crystal Palace
16. Il successo dell'Esposizione di Londra
L’edificio di Paxton, eccezionalmente innovativo e ispirato, divenne così, esso
stesso, l’attrazione principale dell’evento che si tenne nel 1851. Alla mostra
parteciparono 14.000 espositori, di cui la metà circa non britannici.
Gran parte dei prodotti esposti erano
macchine industriali come presse idrauliche, macchine a vapore, pompe e filatoi
meccanici; anche molti articoli per la casa fra cui mobili, vetri, ceramiche e
oggetti metallici destarono viva attenzione. Gli stand nazionali, tuttavia, si
distinguevano per l’abbondanza di decorazioni superflue di varia ispirazione -
greca, egizia, rinascimentale, rococò, barocca, celtica - o ispirata al mondo
vegetale.
Tutto, dalle forbici alle carrozze, era
incrostato di ornamenti e ciò che doveva essere una «lezione di gusto» era
diventato, con molto disagio degli organizzatori, una celebrazione dell’eccesso
decorativo. L’esposizione ebbe grande successo, con oltre sei milioni di
visitatori, anche dal punto di vista economico e politico, ma dai suoi
organizzatori venne considerata una conferma delle loro preoccupazioni.
Alcuni dei prodotti esposti furono
utilizzati in seguito come collezioni di base per l’insegnamento del design,
diventando patrimonio del Victoria and
Albert Museum di Londra.
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7. Wedgwood e la produzione di ceramiche
8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
13. I contributi di Wedgwood
14. La Grande Esposizione di Londra
15. Il progetto del Crystal Palace
Nel 1850, quando era già stato
ufficialmente selezionato un progetto piuttosto ingombrante, gli venne
preferito quello di Joseph Paxton
(1801-65), soprintendente ai giardini nel Derbyshire. Il progetto di Paxton
rispondeva a tutti i rigorosi requisiti previsti, dal costo dei materiali ai
tempi di costruzione. Era un enorme edificio di vetro che si basava sul
precedente progetto di una serra.
L’elegante struttura divenuta poi nota
come Crystal Palace richiedeva la
costruzione di componenti di ferro industrialmente prefabbricati e avrebbe
fornito dieci milioni di metri cubi di spazio. Situato in Hyde Park, l’edificio
occupava un’area di circa dieci ettari e riusciva a contenere anche i grandi
alberi del parco.
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6. Design e manifattura tradizionale
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8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
13. I contributi di Wedgwood
14. La Grande Esposizione di Londra
Durante gli anni Quaranta del XIX secolo,
il marito della regina Vittoria, il
principe Alberto, e il funzionario
del Public Records Office Henry Cole,
che sarà uno dei protagonisti della riforma delle arti in Inghilterra, cercano
di rimettere in sesto una situazione industriale piuttosto compromessa.
Nel 1848 cominciarono a progettare una
fiera internazionale che doveva avere tre obiettivi: «esposizione, competizione
e incoraggiamento». Suscitando un entusiastico sostegno sia a livello nazionale
che internazionale, gli organizzatori diedero vita a un concorso per il design
del grande edificio che doveva ospitare tutti gli stand.
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8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
13. I contributi di Wedgwood
È nella fase della produzione che Wedgwood mette a frutto la sua
esperienza a contatto con gli scienziati e gli inventori. Quali apporti
personali alla tecnologia dell’industria ceramica vanno menzionati: lo studio e
il miglioramento dei costituenti chimici delle crete e degli smalti; il
perfezionamento del tornio; l’introduzione del banco rotante; la scoperta di
nuovi tipi di ceramiche come i «basalti neri» e i «diaspri»; l’invenzione del
pirometro che rendeva possibile, per la prima volta, un perfetto controllo
della temperatura dei forni.
Quale pioniere dei grandi pianificatori
dell’industria, Wedgwood attribuì grande importanza all’addestramento della
manodopera; alla collaborazione di artisti e designer, tra i quali ricordiamo
il più noto, John Flaxman.
Nonostante i limiti progettuali,
produttivi, di vendita e di consumo di questa prima età
dell’industrializzazione, evidentemente l’intera fenomenologia del design si
era già manifestata compiutamente.
Rispetto ad altri più rozzi fabbricanti, Wedgwood aveva intuito che la
produzione non poteva restare a un livello elitario (donde l’interesse per la
ceramica utile e popolare) unitamente al fatto che l’«arte», al pari della
moda, giocava un ruolo primario nell’attività industriale.
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8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
12. Riproducibilità tecnica e ceramiche
Nel libro English Pottery (1924), Herbert
Read e Bernard Rackham,
sintetizzarono efficacemente i caratteri peculiari di queste ceramiche di uso
comune: «Wedgwood fu il primo vasaio a
ideare delle forme del tutto adatte al loro scopo e che fossero al tempo stesso
capaci di venir riprodotte con assoluta precisione in quantitativi illimitati,
sì da poter essere distribuiti su quella vasta scala richiesta dall’estensione
del mercato che egli stesso aveva così ampiamente incrementato (...).
Le forme erano, di solito, estremamente pratiche, e parecchie di esse - come, ad esempio, la caraffa panciuta con il collo corto e largo, e il bordo ricurvo, adatta a mescere e facile da tener pulita - sono rimaste come forme standardizzate sino ai nostri giorni. In ogni particolare della loro struttura si nota efficienza ed economia di mezzi».
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10. Stile ornamentale in Wedgwood
11. Il neoclassicismo di Wedgwood
Dal punto di vista stilistico la
produzione di Wedgwood inizia con
l’imitazione di modelli del passato, da quelli cinesi agli etruschi fino
all’approdo al Neoclassicismo, che
finì per caratterizzare totalmente i prodotti della ditta, i quali divennero a
loro volta la maggiore espressione del Neoclassico nel campo della ceramica.
Ma anche questo orientamento del gusto
risente della personalità dei due soci. Infatti, secondo Klingender, «ben lontano
dagli elementi che nella seconda metà del Settecento fecero del revival
classico, patrocinato da intellettuali come J.J. Winckelmann e Denis
Diderot, un’espressione della crescente influenza dell’illuminismo
borghese, il motivo che aveva spinto Wedgwood a imitare gli antichi era stato
il desiderio dell’intraprendente industriale che vuole superare le migliori
opere prodotte in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo».
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9. I meriti industriali di Wedgwood
10. Stile ornamentale in Wedgwood
La produzione di Wedgwood si presenta con una duplice caratteristica: quella, per
così dire, ornamentale e quella utilitaria. Alla prima, con intenti culturali,
artistici, di moda elitaria, contribuì l’incontro di Wedgwood con Thomas Bentley, un mercante bene introdotto nei circoli intellettuali.
La società, fondata ufficialmente nel
1768, comportò una sorta di divisione dei compiti: Wedgwood si interessava
prevalentemente degli aspetti finanziari e produttivi, Bentley di quelli
progettuali, promozionali, di vendita. Come nota Klingender, “è interessante vedere come nella
corrispondenza Wedgwood-Bentley già si parli di problemi comuni ai designer
industriali di oggi, problemi che riguardano condizioni d’impiego o diritti di
proprietà di idee dell’artista.”
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8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
9. I meriti industriali di Wedgwood
Wedgwood fu certamente uno dei maggiori esponenti
dell’intero movimento della Rivoluzione Industriale. Senza avere una formazione
scientifica regolare, seguì con vivo interesse le invenzioni e gli sviluppi
tecnologici del suo tempo, segnatamente quelli della macchina a vapore,
utilizzandone l’energia per macinare i materiali e azionare i torni della sua
fabbrica; fu egli stesso un inventore ideando un pirometro per misurare la
temperatura dei forni che gli valse nel 1783 l’iscrizione alla Royal Society.
Oltre agli specifici meriti industriali,
a Wedgwood si deve la costruzione di
uno dei primi quartieri operai, il grande impegno economico per migliorare o
aprire nuove strade, e soprattutto il completamento del Grand Junction Canal la cui apertura, nel 1777, giovò molto alle
comunicazioni e ai trasporti da e per l’intero distretto delle Potteries. Partito da condizioni
economiche assai modeste, alla fine della sua attività lasciò una ricchezza
considerevole, frutto della trasformazione di una manifattura rozza in una
delle maggiori industrie nazionali.
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7. Wedgwood e la produzione di ceramiche
8. Lo stile "etrusco" di Wedgwood
Nel 1768 Wedgwood entrò in società con Thomas Bentley, un mercante di
Liverpool, per produrre oggetti ornamentali in stile neoclassico. L’anno dopo i
due fondarono la famosa fabbrica che chiamarono Etruria, costruita lungo un
canale per facilitare i trasporti. Gli oggetti, nel cosiddetto stile etrusco,
ebbero grande successo.
Dopo moltissimi esperimenti, nel 1774
Wedgwood perfezionò la ceramica marmorizzata che chiamò «Jasper ware». Molti artisti, fra cui George Stubbs (1724-1806) e John
Flaxman (1755-1826) realizzarono decorazioni a rilievo per questo genere di
ceramiche, di stile nettamente neoclassico.
Wedgwood sperimentò ceramiche di ogni
forma e funzione e sviluppò nuovi metodi di produzione industriale: nel 1782
Etruria fu la prima fabbrica a installare una macchina a vapore per la
produzione di ceramiche stampate. Nel XIX secolo le sue fabbriche continuarono a produrre oggetti di uso
domestico e ornamentali.
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6. Design e manifattura tradizionale
7. Wedgwood e la produzione di ceramiche
Josiah
Wedgwood (1730-1795)
proveniva da una famiglia di vasai, fin dal XVII secolo. Dopo la morte del
padre nel 1739, Josiah lavora nell’azienda di famiglia, ereditata dal fratello
maggiore Thomas, facendo un apprendistato di cinque anni.
Nel 1759 si mise in proprio avviando la
Ivy House Works, producendo una terracotta da tavola del tutto nuova
nell’aspetto, ricoperta con uno smalto vivace e brillante, denominata poi
«Queen’s ware» (ceramica della regina).
Per soddisfare la richiesta in costante aumento, nel 1764 Wedgwood trasferì la fabbrica a Burslem in un grande edificio in mattoni. Qui introdusse una logica divisione del lavoro, metodi di produzione razionali e tecniche di marketing innovative, rendendo le forme della ceramica sempre meno ornate per adattarle alla produzione industriale.
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6. Design e manifattura tradizionale
Riguardo al periodo 1760-1830, bisogna
sottolineare che, nonostante la nascita di nuove tipologie di prodotti,
l’impiego di nuovi materiali, l’invenzione di nuovi macchinari, i settori
produttivi più pertinenti la cultura e la vicenda del design furono quelli che
presentavano una maggiore continuità con la tradizione, quelli in cui si poté
meglio assistere al passaggio dall’artigianato all’industria.
Così la storia del design nel periodo in esame si fa iniziare, come attestano vari autori, con l’industrializzazione di una delle più antiche manifatture, quella della ceramica. Inoltre, nonostante l’indubbio moto collettivo che contribuì alla nascita della prima civiltà industriale, furono quasi sempre alcune individualità di designer, di produttori, di manager e persino di commercianti, a contrassegnare emblematicamente la vicenda del design.
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2. La meccanizzazione3. L'industria dell'acciaio
4. Lo sviluppo dei trasporti
5. Gli inizi della "cultura del design"
«Ma che cosa, nel grande crogiuolo di
eventi scientifici, tecnologici, socio-economici, databile al periodo 1760-1830
- scrive Renato De Fusco - tocca più o meno direttamente la nascente “cultura
del design”?
Una prima implicazione col design si può
riscontrare nelle stesse macchine industriali, che nascono proprio all’insegna
di una grande funzionalità ed efficienza e quindi con quella modesta pretesa
estetica che conquisterà il favore della critica più moderna.
Infatti, fra tutti gli articoli che verranno presentati alla Grande Esposizione di Londra del 1851, saranno proprio i macchinari, quasi totalmente immuni da preoccupazioni stilistico-decorative, a segnare il reale progresso, anche in fatto di gusto, compiuto nel periodo della Rivoluzione Industriale.
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2. La meccanizzazione3. L'industria dell'acciaio
4. Lo sviluppo dei trasporti
Il 27 settembre 1825 la locomotiva
«Active», progettata da George
Stephenson, trainava il primo treno passeggeri del mondo, un evento che
diede il via all’era della ferrovia a vapore. La locomotiva «Active» poteva
trasportare 450 passeggeri a una velocità di
A Stephenson venne quindi chiesto di
costruire una nuova linea da Liverpool a Manchester. Nel 1829, prima che la
linea fosse ultimata, si tennero le famose prove di Rainhill, in cui si offriva
un premio di 500 sterline alla migliore locomotiva.
Per questa gara Stephenson ne costruì una
nuova, la leggendaria «Rocket», con
ruote motrici collegate a un cilindro a vapore su entrambi i lati della
caldaia. La «Rocket» vinse a una velocità massima di
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2. La meccanizzazione3. L'industria dell'acciaio
Gli artigiani qualificati furono
sostituiti da manodopera non qualificata che produceva una grande varietà di
merci. Una delle principali forze che stimolarono la crescita dell’industria fu
la produzione di ferro e acciaio. Abraham
Darby (1678-1717), già agli inizi del XVIII secolo aveva con successo fuso
i minerali di ferro commerciale a Coalbrookdale. Attivo in quella zona, egli fu
pioniere nella fusione di minerali di ferro con coke, carbone a basso contenuto
di zolfo, con cui potè rivoluzionare tale produzione.
Darby proseguì poi producendo i primi
binari, barche e locomotive a vapore in ferro. Tale era la qualità del ferro da
lui prodotto da poter venir fuso in
sottili lamine, riuscendo a competere con successo con l’ottone nella
fabbricazione di pentole e simili. Il famoso ponte di ghisa vicino a Coalbrookdale fu uno dei primi del
genere; progettato da Thomas Pritchard,
si estende per 43 metri sopra il fiume Severn, e fu costruito tra il 1777 e il
1779, in appena due anni. Per quanto questi materiali fossero di buona qualità
per la costruzione di nuovi macchinari industriali, fu solo dopo il 1780 che ci
fu una crescita notevole della produzione di ferro e acciaio.
Presto altri paesi seguirono l’esempio della Gran Bretagna. Verso la fine del 1840 la Francia era già diventata un’importante potenza industriale soprattutto per la sua fiorente industria tessile meccanizzata. La Germania cominciò a espandere la produzione industriale solo intorno al 1870, dopo l’unificazione dello stato, ma all’inizio del 1900 aveva già superato la Gran Bretagna nella produzione dell’acciaio e delle sostanze chimiche.
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Nei primi tempi della manifattura
industriale, sia la qualità sia la produzione erano modeste. Aumentarono solo
con l’emergere di invenzioni che migliorarono attrezzature già esistenti o
eliminarono il bisogno della forza lavoro umana tramite l’uso dell’energia
dell’acqua e poi del vapore. Nel 1785 infatti, James Watt e Matthew Boulton
installarono una macchina a vapore in un cotonificio del Nottinghamshire, applicando per la prima volta l’energia del
vapore a un processo di produzione industriale.
I miglioramenti sviluppati da Watt portarono a una macchina che poteva azionare altre macchine. L’avvento della forza motrice portò con sé una moltitudine di altre macchine che risparmiavano manodopera, aumentavano la produttività e permettevano al contempo di produrre oggetti tra loro uguali o quasi.
La rapida industrializzazione della Gran
Bretagna dal
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Da Wedgwood a Dresser: nascita del design industriale (parte 1/18)
Il termine Rivoluzione Industriale venne adottato dallo storico inglese Arnold Toynbee, che lo usò per descrivere la rapida industrializzazione inglese tra il 1760 e il 1840, con gli innumerevoli cambiamenti tecnologici, socio-economici e culturali che sono avvenuti.
L’abbondanza di giacimenti naturali di carbone,
minerali di ferro e altri minerali necessari per la produzione di ferro e
acciaio fu un altro fattore determinante. L’insieme di questi fattori portarono
alle condizioni essenziali per la nascita della Rivoluzione Industriale: un
surplus di capitali, un eccesso di manodopera un nuovo crescente mercato sia in
patria che all’estero.